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Amara terra mia

di Francesco Briganti

S’avanza il sole d’agosto in questa terra toscana lontana dal mare; cresce in un nuovo giorno a vedermi lontano dalla mia terra di adozione; lontano da quel nido mai troppo rimpianto per quanto io non senta il rimorso di averla lasciata per scelta consapevole; per quanto da essa io abbia imparato negli anni della mia gioventù; per quanto io da essa mi sia sentito in quell’unica volta tradito ed abbandonato.

È rimpianto sì, non rimorso, ma rimpianto!

Per le occasioni perdute nel crescere non facendo crescere la mia terra; per le opportunità ricavate dal viverci senza per questo essere riuscito in un impegno che fosse non solo di soddisfazione soggettiva, ma che riuscisse ad essere quello di una partecipazione attiva e sul territorio capace di far da stimolo, ma anche solo da supporter a quelli che in questo si fossero impegnati e che di quel supporto avevano bisogno per non lasciare, innocente preda, la propria terra nelle mani di chi, facendo potere di soprusi ed abusi, ne faceva una  schiava liberta e senza un domani migliore.

La criminalità che vi alberga come l’humus di una capsula Petri è stata la risposta violenta di una frangia di popolazione ad una realtà politica di interesse privato e di incapacità sociale che risale all’alba di un regno e poi successivamente a quella di una repubblica i cui fondamenti, mai ed in nessun’altra parte come in Calabria, ha trovato il modo di lasciarsi trasportare dal disinteresse per un popolo i cui antenati, quegli itali di antichissima memoria, ne hanno addirittura caratterizzato il nome.

E cresce quindi il disappunto personale nel constatare come proprio nella mia terra, in quella mia Calabria, terra di dignità ed onore a volte addirittura portati all’estremo di un eccesso lesivo e sbagliato, abbia trovato conferme elettorali un senza onore e dignità quale quel Matteo spergiuro ad essere prima di tutti il fautore di una discriminazione a dividere, di una autonomia preferenziale per alcuni, di una illiberalità a ritorcersi sempre e comunque contro i soliti noti popoli del sud.

S’avanza il sole nel cielo di questa parte toscana lontana dal mare; lontana anche da una realtà che già qui e da anni non prende sul serio quelle infiltrazioni malavitose che vi stanno giungendo; quelle presenze mefitiche le quali mercé un potere finanziario, macchiato dal sangue innocente anche dei giovani calabresi, pensa a spendersi ed a spendere qui i propri soldi per ripulirli, ma senza cancellarne il fetore, nemmeno più fingendo di farlo per una ragione che fosse una di valido e battagliero spirito di autonomia.

Il tempo cambia e cambiano gli uomini e con essi cambiano il significato delle parole e sopra tutto cambiano i modi di essere, mentre disperanti restano uguali i concetti ed i significati privatistici di  certi comportamenti ad essersi ringalluzziti, inciviliti ed adattati all’ipocrisia pelosa di queste terre del nord ad essere colonizzate, sordidamente e sottilmente, proprio da quei nascosti padroni che tanto esse dichiarano di disprezzare e da cui vorrebbero, secondo uno squallido ed ipocrita sentire, elevarsi.

Non si rendono conto di quanto sia pericoloso l’abbandonare un popolo al suo destino; di quanto quel popolo nella sua più truce espressione, sia poi capace di raggiungere la fredda vendetta di chi da sempre ha imparato che non si deve prestare una seconda guancia allo schiaffo dei furbi e dei prepotenti, facendo di quell’insegnamento la piaga infetta del proprio autoctono andare ed il contagio sufficiente a sfruttare persino quella fetida presenza di voto per puro e semplice interesse economico e quindi di potere.

Ed eccoci allora ad aver spiegato il perché di un voto anacronistico e senza un senso che sia di costruzione e/o di idealistico sentire:

si vota Lega perché lega adesso vuol dire potere; Salvini spaccia per capacità le brutture nascoste degli italiani e quel tipo di italiani ad esserne malati, quel tipo di calabresi, quel tipo di persone, ovunque dislocate in questo paese, a non avere più fede in nulla e nessuno ne approfittano per ergersi e senza più vergogna alcuna dire

 “eccoci rabbi, noi siamo con te! “

S’avanza il sole della nostalgia e della memoria per i giorni che furono nella mia terra calabra; per quel tratto di terra tra i due mari, per le serre boscose e paciose, per le irte conifere delle montagne della Sila, per quell’Aspromonte i cui dirupi scoscesi affrontano ad ogni alba il sovrano che sorge come se potessero fermarlo solo che lo volessero; per quelle persone che, “uomini e donne decisamente diverse nella loro anima, sentono fratello chiunque ed a prescindere quale che fosse il momento, il luogo, il perché di un incontro; per quelle persone che ancora una volta non avendo più uno stato come autorevole punto di riferimento hanno scelto il falso fingendo di scambiarlo per vero.

Ed ecco perché io appoggio l’iniziativa del Movimento10 idee per la Calabria; ecco perché io credo negli uomini e nelle donne che in quella iniziativa hanno preso a credere e ad impegnarsi; ed ecco perché di essa mi faccio paladino ed assertore:

perché io sono Calabrese e so cosa significa esserlo e voglio che la mia terra torni ad essere quella di una volta…dove potere ed onore non erano solo parole di cui vergognarsi!

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