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C’ era una volta

C’ era una volta

Vi aspettate una favola? Amo le favole. Sono il cordone ombelicale che non ho mai reciso con mia nonna. Mi lega a lei quel “lieto fine” che io e lei abbiamo sempre intravisto, cercato, disperatamente voluto in ogni storia narrata o vissuta.

C’era una volta il Futuro.
Com’ è possibile una affermazione così strana, così irrazionale e così anacronistica?

Il Futuro nel Passato?
Chi sa vedere oltre rispetto che meramente guardare, ha compreso questa affermazione pur apparentemente contraddittoria.

La Storia lascia sempre macerie sul suo sentiero. A volte sono il prezzo di una guerra, altre volte il costo di eventi naturali, altre è la contropartita di baratti del vivere, quelli fra dignità e convenienza.

Ma sempre, dico sempre, nelle ere dell’ umanità, l’ uomo trovò il modo per riscattare se stesso. Da abulico, indifferente, pavido e ignave, divenne titanico, eroico, coriaceo, convinto assertore del bello e del buono.

Li chiamiamo corsi e poi ricorsi, marea di un vivere che non fa sconti …mai!

C’era una volta

Macerie. E la mia terra lo sa. Coprirono millenni di bellezza, soffocarono vite, insabbiarono ricordi, attutirono grida, flebili, flebili…e poi il nulla di un flagello che passa, copre e, mai pentito, se ne va.

Lo sa l’ Aquila, lo sa Norcia, lo sa Arquata, lo sa l’Irpinia e ogni italiano accanto idealmente a ogni vigile del fuoco che scava a mani nude, a ogni uomo della protezione civile che chiede silenzio per udire, udire la vita fra i miasmi di morte.

Non lo sa il corrotto che ride, che imprende, intraprende e guadagna sul pianto di un C’era una volta.

Non lo sa il politico che briga, brama per la sete inestinguibile di potere e se un tempo costui era solo una eccezione, oggi è la regola che conferma una eccezione, sporadica che rasenta, ove riscontrata, il miracolistico.

Ieri con due amici percorrevo quella che un tempo era chiamata A3.

C’era una volta, infatti, l’ autostrada del Sole che univa Salerno a Reggio Calabria. Oggi forse credo si chiami A2. Non so il perché del cambio numero se poi la storia è sempre la stessa: inaugurazioni fasulle , ammodernamenti mai realizzati e proclami ad usum di questo o quel politico in passerella. Il colore di casacca è indifferente.

Si parlava delle speranze riposte in una protesta che si andava a fare a Catanzaro Lido per i treni…che non ci sono…non arrivano quaggiù, anticipando nei fatti un’ autonomia differenziata esistente da tempo immemore.

E qui ci sta bene ancora un C’era una volta
C’era una volta il treno in Calabria, c’era una volta la voglia di portare la regione a livelli uniformi di efficienza e sviluppo.

Poi il buio…
Diagnosi, prognosi…trite, ritrite, inconsolabilmente conosciute e amaramente tollerate.

Uno degli amici ha i figli che studiano e lavorano fuori regione e sa già che non torneranno.

Ha fatto una considerazione che ha colpito profondamente il mio cuore: – Oggi non partono più solo i giovani. Partono i genitori per vivere degnamente con loro fuori. Un tempo si chiedeva almeno di morire nella propria terra. Oggi, amaramente, ultimo oltraggio a se stessi e a questa amara terra, si chiede di morire altrove, dentro una polvere che non è quella del dialetto natío! –

Riflettevo e provavo una rabbia immane. Contro chi?
Il politicante o politichino di turno? L’ Europa? Il liberismo? Le ferrovie? La globalizzazione?

No. Contro me stessa e i miei concittadini, i miei corregionali.

Quando abbiamo consentito che non ci fosse più in Calabria un “C’era una volta il Futuro? “

Sotto le macerie di malgoverno, ipocrisia, distorto senso delle istituzioni e del potere, giace la Speranza nel Futuro.

Tolta quella a un Popolo resta la rassegnazione che ne rappresenta la morte.

C’era una volta…me lo sono ripetuta ieri su quel piazzale antistante la stazione di Catanzaro Lido.

Avrei voluto vedere una folla oceanica di gente mia, incazzata perché sempre bistrattata e vilipesa.

C’erano alcuni agguerriti combattenti, anche numerosi visti i tempi e le misure repressive a fungere da deterrente.

C’era la speranza ancora non sopita di dire “io c’ ero e ci sono, e ci sarò domani, finché crederò nella favola di una coscienza che non si piega ai patti con se stessa per vivere tranquilla.”

Arrivando e vedendo tanta polizia ho fatto una considerazione che mi ha accompagnata tutta la giornata: – il Potere ci teme molto di più di quanto il cittadino possa credere nella sua forza…-

Ecco perché ero lì, eravamo lì : a testimoniare che Insieme si può.

Poi un agente si è avvicinato a noi. Sorridente. A noi agitati e agitatori.
Ha stretto le nostre mani e ha detto: -vorrei vedere i treni sempre passare da questi binari.-

Il sole era alto…nel deserto di una stazione senza quasi più treni, nella desolazione di una Calabria senza più Futuro.
Ma ieri, in quelle mani strette ho risentito ancora il “c’era una volta” carico di meravigliosa, indomabile speranza, delle favole vere di mia nonna

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