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Calabria alla deriva, destino ineluttabile?

Calabria alla deriva

di Antonino Sergi – – Presidente Associazione nazionale “Neda Kairos”

Il mondo cambia a ritmi vertiginosi, spazzando via i punti di riferimento e le attività tradizionali. Per affrontare questa fase di tumultuosi mutamenti tecnologici, economici e sociali occorrerebbero persone capaci di visione, intuizioni, strategie innovative. Insomma, autentici statisti e una classe dirigente (europea, nazionale, ragionale e locale) illuminata e capace di assumersi responsabilità anche contro le spinte del popolo, ragionando non solo sull’oggi, ma in prospettiva ultra ventennale. Tanto più in una Repubblica rappresentativa. Purtroppo, l’Italia è affidata a sprovveduti, millantatori e incompetenti, che vanno avanti a colpi di sondaggi, assecondando la “pancia” della gente e galleggiando miseramente senza idee e progetti adeguati. Si direbbe che la vicenda di Cristo e Barabba non abbia insegnato nulla.
A questi aspetti negativi va aggiunta l’erosione della base imponibile degli Stati europei determinata dalle grandi Società multinazionali, che avrà ricadute pesantissime sul welfare e sulle risorse degli stessi Stati e delle loro singole Entità territoriali. Ciò avviene utilizzando schemi societari ai limiti della legalità, finalizzati ad abbassare o annullare il costo fiscale e, conseguentemente, le entrate fiscali dei singoli Stati. Tali schemi sfruttano ogni minima falla nella giurisdizione internazionale (asimmetrie normative fra stati in cui operano, utilizzazione delle convenzioni contro le doppie imposizioni, assenza di una normativa specifica e slegata dalla fisicità dell’economia). Il ricorso agli acquisti on line, sempre più diffuso, ha come contraltare la chiusura di negozi e cooperative, che, invece, le tasse le pagano.
La Calabria non può ignorare questo quadro pesante, anche perché versa in una situazione disastrosa, che purtroppo, sembra non essere avvertita dalla gran parte dei calabresi, quasi indifferenti davanti allo sfascio sociale, economico e culturale (scuola, sanità e servizi. Etc.), aggravato dalla disastrosa riforma del Titolo V della Costituzione. Basti pensare a quanti votano Salvini, che, tra l’altro, porta avanti la bandiera dell’Autonomia differenziata. Per avere qualche idea sui rischi che ne deriverebbero, basterebbe leggere il libro “Zero al Sud” di Marco Esposito. Assecondando questa tendenza, la Calabria diventerà una regione di e per vecchi, sempre più emarginata e povera.
Sarebbe indifferibile un drastico cambio di mentalità e di marcia su precise priorità.
 Per prima cosa si dovrebbe innescare un circolo virtuoso, basato su merito e competenze, indispensabile a motivare i giovani (che necessiterebbero anche di una formazione adeguata ai tempi). Con un misto di distacco e fatalismo, invece, stiamo assistendo, alla perdita dei nostri migliori talenti, che emigrano verso l’Italia del nord o altrove, in un periodo in cui avremmo bisogno di loro.
In seconda battuta, ci si dovrebbe occupare di ciò che rappresenta una grande fonte di ricchezza: il turismo, creando strutture, pacchetti turistici e valorizzando le nostre peculiarità, il nostro patrimonio artistico, museale, archeologico e paesaggistico. É inconcepibile e autolesionistico, ad esempio, non risolvere il problema dei depuratori, che rendono ampie zone del nostro bellissimo mare una fogna a cielo aperto. Eppure, basterebbe utilizzare i Fondi europei, grazie ai quali il Portogallo, la Spagna e l’Irlanda, prima, e adesso, la Polonia hanno cambiato infrastrutture e faccia.
La realizzazione di questi obiettivi, però, m un impegno costante dei cittadini, finalmente, consapevoli, attenti e responsabili, che non si limitino a lamentarsi o a dare una delega in bianco a politici indefinibili. Condizione non facile da concretizzare poiché, anche a causa dell’analfabetismo di ritorno, tantissimi sono ridotti a livello di meri target (consumatori finali), con sempre minore capacità di analizzare e affrontare i problemi. La capacità di mobilitarsi si limita, in genere, ad aspetti marginali e a polemiche spicciole. Come avviene quando qualche quotidiano nazionale, magari anche utilizzando stereotipi, mette in evidenza aspetti negativi e limiti della Calabria. Sarebbe necessario, invece, cogliere l’occasione per analizzarli a fondo e cercare elementi di cambiamento.

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