Articoli

Calabria, i numeri di una crisi regionale, le misure utili sul territorio

di Rubens Curia, Portavoce di Comunità Competente, infettivologo

Sono portavoce di “Comunità Competente” che è un Coordinamento composto da 34 tra Associazioni, Fondazioni, Sindacati del Settore Sanità e singoli cittadini che è stato costituito a luglio 2019 a Lamezia Terme, presso la Comunità Progetto Sud di don Giacomo Panizza, perché stanchi di delegare la programmazione e la gestione della tutela della salute in Calabria a una classe dirigente in gran parte incompetente e corrotta.

Purtroppo il Covid 19 trova un servizio sanitario regionale stremato da 11 anni di “Piano di rientro dal debito”, di cui 7 gestiti prima da un generale della Guardia di Finanza e in seguito da un generale dei Carabinieri in pensione coadiuvati da Kpmg (società di revisione bilanci) e affiancati dal ministero della Salute e dal ministero dell’Economia e Finanze.

In questi anni sono stati chiusi molti presidi ospedalieri senza che questi fossero trasformati in “case della salute”, provocando, pertanto una “desertificazione della medicina distrettuale” e saturando gli ospedali con le richieste, da parte dei calabresi, di prestazioni sanitarie prettamente ambulatoriali e domiciliari. Inoltre se nel 2009 il Servizio Sanitario produceva un disavanzo annuo di 253 milioni di euro, a fine 2018 il deficit annuo è di 203 milioni nonostante il blocco del turn over del personale che ha ridotto le unità lavorative a 19.655 nel quarto trimestre del 2019 con una perdita in 11 anni di 3.343 lavoratori andati in pensione.Le mancate assunzioni oltre a produrre vuoti in unità operative strategiche hanno portato a un invecchiamento del personale , infatti soltanto un quarto di questi ha meno di 50 anni!

Oltre il 20% dei calabresi è ancora costretto a curarsi fuori regione con una spesa (mobilità passiva) di 250 milioni di euro/annui; soltanto alla Lombardia ne diamo 70 milioni con i nostri malati e i loro familiari intrappolati nella tragedia lombarda del Covid 19.

In tutti questi anni non hanno saputo o voluto, per intrecci politici o ndranghetisti, spendere oltre 1 miliardo di euro per mettere a norma i Presidi Ospedalieri , acquistare Tecnologie Sanitarie, costruire 4 nuovi Ospedali i cui finanziamenti risalgono a 12 anni fa e sono riusciti a perdere 80 milioni di euro di Fondi Europei che dovevano servire per costruire le “Case della Salute” che sono importanti Strutture Territoriali Sanitarie.

Tutto ciò ha prodotto che, alcuni ospedali come quello di Locri pur avendo a disposizione per la messa a norma dal 1998 ( Delibera CIPE n°52 ) 14 milioni e 400 mila euro, sono fatiscenti, altri ospedali che dovrebbero ricoverare i pazienti in attesa di diagnosi di COVID 19 siano senza TAC che, oggi, un qualsiasi studio privato radiologico possiede !! Anche per l’acquisto di 24 TAC i Fondi ci sono , ma tutto va a rilento non tenendo conto della velocità di diffusione della pandemia .

Inoltre in Calabria risiedono oltre 414.000 ultrasessantacinquenni su una popolazione complessiva di 1 milione e 900 mila, che è la Regione che ha la più alta percentuale ( 23,8% ) di abitanti con almeno due patologie croniche e la minor percentuale di malati cronici in buona salute ( 29,8% ) : questi dati devono far riflettere.

Come Comunità Competente, in questi 9 mesi, abbiamo elaborato alcuni documenti che sono stati esposti al Commissario per il Piano di rientro in due incontri, alle Istituzioni regionali, al ministero della Salute; abbiamo organizzato 33 assemblee molto partecipate in tutta la Calabria e cresciamo continuamente con le adesioni, nonostante il Covid19, perché i calabresi sono stanchi di delegare la tutela della propria salute a rappresentanti dello Stato incompetenti.

Fonte: ilmanifesto.it

Dai un voto a questo articolo
[Totale: 5 Media: 4.2]
Condividi su: