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CONSIDERAZIONI PRATICHE SULLA FLAT TAX

di Caterina Ermiraldo

La flat tax o tassa piatta è uno dei sistemi fiscali adottati dai governi per la gestione delle entrate fiscali derivanti dalla imposizione diretta sui cittadini.

È un sistema fiscale che si basa sulla tassazione lineare dei redditi attraverso l’applicazione di un’unica aliquota al netto delle deduzioni o detrazione, se ammesse, che prescinde dagli aspetti qualitativi dei titolari del reddito imponibile (carichi familiari e carichi di spesa dovuti alla condizione di vita, o altre variabili).

Si tratta di un sistema di tassazione diretta generalmente adottato dai paesi che non hanno un’economia avanzata, con un welfare statale molto limitato come nel caso dei Paesi Baltici, dell’Est Europa ad eccezione della Russia che ha un’economia abbastanza sviluppata, o di alcuni Paesi dell’America latina.

Abkhazia 10% Guyana 33% Ossezia del sud 12%
Belize 25% Jersey 20% Romania 16%
Bielorussia 13% Kazakistan 10% Russia 13%
Bolivia 13% Kirghizistan 10% Seychelles 15%
Bosnia Erzegovina 10% Lettonia 23% Timor Est 10%
Bulgaria 10% Lituania 15% Trinidad e Tobago 25%
Estonia 20% Macedonia 10% Turkmenistan 10%
Georgia 20% Madagascar 20% Tuvalu 30%
Giamaica 25% Mauritius 15% Ungheria 15%
Guernsey 20% Mongolia 10%    

È un sistema di prelievo fiscale adottato anche da Paesi che si apprestano ad avviare politiche di sostegno al welfare, ai servizi e alle grandi opere, come in Africa, per esempio, che necessita dello sviluppo di sistemi sanitari, educativi e scolastici in alcuni casi inesistenti o in fase embrionale.

In Italia il tema flat tax ritorna ciclicamente durante le campagne elettorali, come cavallo di battaglia per una proposta semplice e lineare di riforma fiscale, per attrarre l’elettorato esasperato dalla elevata pressione fiscale, offrendo sul piatto l’occasione d’oro del versamento lineare di un’imposta determinata da un’unica aliquota che si sia ricchi o poveri, e non se ne parli più!

Sarà poi così vero che la flat tax sia ancora da introdurre nel nostro sistema fiscale? Sarà poi così vero che il “semplicismo” della flat tax sia così equo e soprattutto a favore dei redditi più bassi?

La flat tax, al di là del suo nome inglese, ha radici lontane, se pensiamo alle tasse dell’antico Egitto o alle decime nell’Impero romano. Sin dalla notte dei tempi nelle organizzazioni sociali più evolute i signori (governanti) esercitavano il prelievo fiscale in natura, o in moneta nelle civiltà più evolute attraverso, un sistema lineare praticato soprattutto a carico delle classi più povere.  Quindi diciamo che in fatto di novità non viene proposto nulla di nuovo. 

Il primo tentativo di introduzione della flat tax, dopo la riforma fiscale del 1973 fu sperimentato dal governo Berlusconi nel 1994. E via via in diverse sessioni elettorali è stato riproposto come riforma fiscale che avrebbe come effetto quello di rilanciare l’economia poiché lascerebbe in tasca dei cittadini delle somme che favorirebbero i consumi e gli investimenti.

In Italia, com’è noto, vige dal 01/01/1974 l’imposta IRPEF improntata sul principio costituzionale dell’art. 53 in base al quale: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Due principi: capacità contributiva e progressività. La prima presuppone l’esistenza di una capacità reddituale (materia imponibile) e la seconda la redistribuzione della ricchezza in modo da garantire uno sviluppo equilibrato della società inteso a combattere le disuguaglianze economiche di base nonché l’erogazione dei servizi fondamentali quali la sanità, l’istruzione, l’assistenza pensionistica, i trasporti, l’ordine pubblico, il mantenimento degli organi istituzionali fondamentali per la democrazia.

Al momento della sua introduzione, l’IRPEF si basava su 32 aliquote da applicare attraverso un sistema di tassazione a scaglioni; nel corso del tempo le aliquote IRPEF sono state ridotte con le riforme successive fino ad arrivare agli attuali 5 scaglioni, con una breve parentesi nel biennio 2005 -2006, in cui furono ridotte a quattro.

Il sistema a scaglioni è proprio il meccanismo di tassazione che dovrebbe garantire il rispetto del principio della progressività dell’imposta che evidentemente non si basa sulla semplice proporzionalità (guadagno di più, pago di più) bensì sulla contribuzione alla spesa pubblica in misura graduale e qualitativo-quantitativa della capacità di reddito delle persone fisiche.

Nel corso del tempo, in realtà, la progressività nella partecipazione alla spesa pubblica si è sempre più assottigliata poiché la differenza tra l’aliquota marginale minima (oggi il 23%) e quella massima (oggi il 43%) si è ridotta, avvicinando il sistema fiscale attuale alla linearizzazione del prelievo fiscale, corretto in parte dal complesso sistema delle deduzioni e delle detrazioni.

ANNI NUMERO SCAGLIONI ALIQUOTA MARGINALE
MINIMA MASSIMA
1974-1982 32 10 72
1983-1985 9 18 65
1986-1988 9 12 62
1989-1991 7 10 50
1992-1997 7 10 51
1998-2000 5 19 46
2001-2002 5 18 45
2003-2004 5 23 45
2005-2006 4 23 43
2007-2014 5 23 43

Per inciso, sembra che tra le novità che avrebbero potuto essere introdotte con l’istituzione della flat tax ci sarebbe stata anche l’abolizione delle detrazioni.

Si può quindi iniziare a dedurre che purtroppo è già in corso da tempo un allontanamento dalla contribuzione alla spesa pubblica secondo un sistema progressivo e ci si sta sempre di più avvicinando ad un sistema lineare.

A questa tendenza potrebbe corrispondere in verità un sottaciuto scopo che è quello dello smantellamento dello stato sociale, della riduzione dei servizi offerti dallo Stato, al fine di favorire la privatizzazione in tutti i settori compresi quelli strategici, che danno ragione di esistere ad uno Stato medesimo.

L’imposta IRPEF è l’imposta su cui si giocano le principali manovre finanziarie dei governi che si succedono nella gestione del nostro Paese anche perché è l’imposta che crea l’immediato impatto sulla disponibilità di portafoglio dei contribuenti ovvero quanti soldi rimangono in tasca a fine mese, anche se non è la sola imposta che grava sul reddito personale.

La recente proposta del governo, appena dimesso, si basava sulla sensazionale “novità” della flat tax al 15% per i redditi fino a 50.000 Euro con una successiva estensione per i redditi fino a 100.000. In verità non si è mai conosciuto il testo del progetto di riforma fiscale, annunciata sempre per proclami.

A futura memoria può risultare utile fare alcune riflessioni sulla imposizione attuale dei cittadini privati soggetti ad imposta IRPEF, al fine di trarre alcune valutazioni di merito. Esaminando i dati forniti dal Dipartimento delle Finanze (www1.finanze.gov.it) si possono ricavare alcune prime informazioni interessanti:

 

Tipo dichiarazione Numero contribuenti
Frequenza Percentuale
Certificazione Unica 10.791.694 26,19
Modello Redditi 9.696.459 23,53
Modello 730 20.723.183 50,28
TOTALE 41.211.336 100,00

Classi di reddito complessivo in euro

Numero contribuenti

Reddito complessivo

Reddito complessivo al netto della cedolare secca

Frequenza

Ammontare

Frequenza

Ammontare

minore di -1000

325.658

325.658

-13.481.127

325.658

***

da -1000 a 0

35.020

35.020

-15.156

35.020

-17.452

zero

656.366

0

0

***

***

da 0 a 1.000

2.350.042

2.350.042

991.408

2.342.704

980.993

da 1.000 a 1.500

606.558

606.558

753.107

601.205

737.124

da 1.500 a 2.000

507.765

507.765

887.646

502.166

862.503

da 2.000 a 2.500

466.449

466.449

1.051.872

458.952

1.011.882

da 2.500 a 3.000

437.705

437.705

1.203.420

430.234

1.153.729

da 3.000 a 3.500

387.175

387.175

1.257.525

383.162

1.215.157

da 3.500 a 4.000

386.519

386.519

1.450.018

380.869

1.397.711

da 4.000 a 5.000

779.400

779.400

3.515.754

768.135

3.393.699

da 5.000 a 6.000

776.090

776.090

4.274.598

764.768

4.131.902

da 6.000 a 7.500

2.542.992

2.542.992

17.084.698

2.533.930

16.895.388

da 7.500 a 10.000

2.763.107

2.763.107

24.186.035

2.754.858

23.881.845

da 10.000 a 12.000

2.351.795

2.351.795

25.835.900

2.348.334

25.578.549

da 12.000 a 15.000

3.249.667

3.249.667

43.910.155

3.247.403

43.488.610

da 15.000 a 20.000

5.805.616

5.805.616

102.081.622

5.803.883

101.240.430

da 20.000 a 26.000

6.377.355

6.377.355

145.326.660

6.376.523

144.044.731

da 26.000 a 29.000

2.267.103

2.267.103

62.206.672

2.266.883

61.491.634

da 29.000 a 35.000

3.077.144

3.077.144

97.563.397

3.076.879

96.090.461

da 35.000 a 40.000

1.438.937

1.438.937

53.653.382

1.438.804

52.540.125

da 40.000 a 50.000

1.429.174

1.429.174

63.259.348

1.429.058

61.600.097

da 50.000 a 55.000

386.146

386.146

20.223.069

386.116

19.624.149

da 55.000 a 60.000

289.960

289.960

16.641.177

289.932

16.137.651

da 60.000 a 70.000

418.276

418.276

27.052.227

418.245

26.259.471

da 70.000 a 75.000

161.065

161.065

11.666.728

161.058

11.348.779

da 75.000 a 80.000

134.511

134.511

10.413.089

134.504

10.128.343

da 80.000 a 90.000

200.020

200.020

16.934.430

200.010

16.443.031

da 90.000 a 100.000

136.279

136.279

12.904.514

136.269

12.516.546

da 100.000 a 120.000

165.176

165.176

17.994.587

165.162

17.425.127

da 120.000 a 150.000

123.173

123.173

16.390.292

123.166

15.875.196

da 150.000 a 200.000

86.805

86.805

14.844.573

86.803

14.398.221

da 200.000 a 300.000

53.997

53.997

12.890.393

53.995

12.520.334

oltre 300.000

38.291

38.291

23.274.026

38.290

22.932.791

TOTALE

41.211.336

40.554.970

838.226.041

40.462.980

823.787.956

 
  • l’IRPEF è versata da 41.221.336 di contribuenti (69%circa della popolazione) di cui il 76,47% pensionati e lavoratori dipendenti;
  • La più alta concentrazione di contribuenti è compresa tra i redditi fino a 50.000 euro; essi rappresentano il 95% circa dei contribuenti persone fisiche che corrispondono al 76 % circa del reddito complessivo ai fini IRPEF. Corrispondono proprio al cosiddetto ceto medio inteso tale proprio perché è la media con la più alta frequenza e rappresenta la quota più rilevante di contribuenti, quella con la più alta propensione al consumo ed agli investimenti per le caratteristiche mediamente proprie dei possessori delle fasce reddituali evidenziate.
  • Mettendo a rapporto l’imposta lorda e l’imposta netta sul reddito complessivo determinato in un primo caso soltanto tra i redditi compresi tra 6.000 e 50.000 euro e nel conteggio successivo tra i redditi compresi tra 0 e 50.000 mila si può agevolmente riscontrare come l’aliquota media IRPEF sui redditi fino a  000, vista come macro area 0-50.000 euro, sia nel primo che nel secondo caso, si attesta intorno al 24% arrotondata per eccesso per l’imposta lorda; con il correttivo  delle detrazioni l’aliquota media IRPEF si attesta intorno al 15%. Facendo delle valutazioni sui singoli scaglioni di reddito si può riscontrare che l’introduzione della flat tax sarebbe praticamente nulla per i primi due scaglioni di reddito ovvero per i redditi fino a 26.000 euro, dove si concentra il maggior numero dei contribuenti, favorendo i contribuenti con i redditi più alti.

In conclusione la ventilata azione riformatrice della flat tax non avrebbe apportato o apporterebbe alcun beneficio proprio alla fascia di contribuenti con i redditi più bassi, che sono già adesso mediamente tassati intorno al 15%.

Mentre di sicuro, l’introduzione di una flat tax al 15% andrebbe a produrre benefici, in termini di risparmio di imposte, alle fasce di reddito al di sopra dei 50.000 euro che salterebbero quindi tre scaglioni di aliquote (23%, 27%, 38%) con un’evidente diminuzione dell’aliquota media a favore soltanto dei redditi medio-alti, comprimendo ulteriormente il processo redistributivo di reddito e quindi la progressività nella partecipazione alla spesa pubblica.

Inoltre, un tale vantaggio fiscale avrebbe un effetto regressivo sull’economia poiché le fasce di reddito alte sono quelle meno propense all’aumento dei consumi così come agli investimenti produttivi per una propria saturazione del soddisfacimento dei bisogni e una naturale propensione a trattenere il risparmio di imposte conseguito, molto verosimilmente, in un nuovo accumulo di risparmio che, al più, verrebbe impiegato in investimenti speculativi finanziari.

A futura memoria, ritengo che sarebbe opportuno guardare con scetticismo alle proposte di riforma fiscale semplicistiche volte a far immaginare un alleggerimento onirico delle imposte.

Occorrerebbe, invero, che venissero avanzate delle proposte di ripristino di una maggiore aliquota marginale, ovvero una maggiore differenza tra l’aliquota minima e la massima, prevedendo una riduzione anche fino al 10% dell’aliquota del primo scaglione cosi come del secondo e del terzo scaglione in misura progressiva, ma sempre contenuta intorno al 20%.

Cosi come potrebbe essere equo ripristinare un nuovo scaglione per i redditi oltre 200.000 euro avendo l’ultimo scaglione come riferimento i redditi oltre i 75.000 Euro che, a dire il vero, non rappresentano certo un reddito lordo elevatissimo.

L’abbassamento delle aliquote dei primi tre scaglioni o in alternativa un adeguamento delle fasce di reddito per ogni scaglione, avrebbe un effetto davvero liberatorio di risorse finanziarie, in possesso dei contribuenti, risorse che verrebbero immesse subito nel circuito economico per la naturale propensione delle fasce di reddito basso e medio ai consumi ed agli investimenti per ovvie ragioni di necessità di acquisto di beni e servizi nonché di investimenti prioritari quali l’abitazione principale. 

Infine, non bisogna dimenticare che ciò che affligge maggiormente i contribuenti italiani è la numerosa sequenza di adempimenti fiscali e di ulteriori imposte oltre l’IRPEF, che si caratterizzano, peraltro, per essere di per se stesse delle flat tax, in barba al principio costituzionale, e in vigore ormai da molto tempo nel nostro sistema fiscale, quali le addizionali regionali e comunali, le cedolari secche.  

 

Firenze, 26/08/2019                                                     Caterina Ermiraldo

 

Fonti:

Scienza delle finanze:  Balestrino-Galli –Spataro  Edizioni Utet

Agenzia delle Entrate: Fisco Oggi “Dal mondo”

MEF Dipartimento delle Finanze Dati e statistiche

 

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