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Da suddito a cittadino

Nell’imminente vigilia del rinnovo del Consiglio Regionale, una specie di fiera itinerante ha mobilitato imbonitori e saltimbanchi a propagare il verbo di mirabolanti riforme. Convegni e riunioni ad altissimi livelli propongono libri dei sogni sempre uguali, che variano di quel tanto che la contingenza politica reclama in termini di attualità. Sanità, cultura, trasporti, sviluppo eco sostenibile e no, emissioni zero e, naturalmente, cchiù pilu pi’ tutti. Un po’ come i testi scolastici che da un anno all’altro cambiano l’inessenziale per ingrassare le case editrici.
Non che le proposte manchino di attrattiva, chi si rifiuterebbe di dire che vuol bene alla mamma? è che i cittadini non ci credono più e, forse, neanche gli imbonitori che pedissequamente le ripropongono. Un secolo e mezzo di promesse per ritrovarci sempre agli ultimi posti di ogni classifica relativa al benessere, alla qualità della vita, alla dotazione infrastrutturale, all’istruzione, ai trasporti etc.
La Calabria ha certo bisogno di elevare il tenore di vita dei suoi cittadini, ha bisogno delle riforme che tutti sbandierano, Non c’è dubbio. Ma ha bisogno, conditio sine qua non, di una rivoluzione nei rapporti fra istituzioni e cittadini. Che riscatti la condizione di suddito del calabrese e ne ripristini quella di cittadino.
Non è più concepibile che un diritto venga elargito come un favore, non è possibile che, anche per un semplice certificato anagrafico ci sia bisogno di una raccomandazione. E’ inconcepibile che l’apparato burocratico, tanto muostruoso, quanto necessario, si erga come fortezza inaccessibile di fronte al cittadino e non sia, invece, una agevole valico che consenta la proficua relazione fra cittadini e istituzioni.
Tutto ciò è premessa di qualunque progresso sociale, fin qui ostacolato da saltimbanchi di varia estrazione ai quali fa comodo l’opacità di quei rapporti che hanno, da sempre, costituito la base del loro potere. Il diritto concesso come favore in cambio del voto, prassi che alla lunga narcotizza il senso critico e la capacità di scegliere secondo coscienza senza essere costretto dalla necessità. L’emergenza è questa, poi, come diceva Napoleone,” l’Intendenza seguirà.”

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