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Dagli Appennini alle…Alpi

di Maria Pinneri

Sì, è successo un paio di giorni fa a Catanzaro, i 2 pazienti di Bergamo giunti al nosocomio calabrese, lo scorso 18 marzo in condizioni disperate, hanno fatto rientro a casa, guariti!!…sì, proprio così, la tanto vituperata e denigrata sanità calabrese ha fatto il miracolo? non proprio, o meglio non solo questo miracolo, ma procediamo con ordine.
La medicina si basa sulle evidenze e sulle evidenze ci si deve basare, quando si parla di sanità e di efficienza: si guardano i numeri, le percentuali di successo e di insuccesso, quando si parla di pandemie si conteggiano gli infetti, la percentuale di guariti e deceduti;  se diamo uno sguardo al quotidiano bollettino della protezione civile, è facile comprendere (senza necessità di una specializzazione alla Mayo Clinic), che la numerica dei decessi sulla totalità degli infetti, è decisamente disomogenea tra le regioni italiane:

bollettino COVID-19 del 21 aprile 2020

Lombardia: 12579 decessi su 67931 malati, con una percentuale del 18,5 %;
Calabria: 76 decessi su 1047 malati, con una percentuale del 7%!

Come si leggono o meglio come si spiegano questi dati, come ha fatto la cenerentola delle regioni a gestire al meglio o molto meglio di tante altre l’emergenza del COVID 19?
La sanità è al collasso, ma collasso non è necessariamente sinonimo di inefficienza e/o di incompetenza-come decenni di propaganda leghista ci hanno fatto credere- significa lavorare sotto organico, non ignorare le linee guida, significa avvicendarsi in turni massacranti, non essere cinici e disonesti, significa adattare le esigue e deficitarie strutture sanitarie, e trasformarle in emergenziali quanto accoglienti poli specialistici (i 4 hub e spoke regionali, sono stati riorganizzati in loco, senza sussidi e supporti). Si senza supporti, senza sussidi e soprattutto senza enfasi, la Calabria ha vinto la sfida!
Eppure su ogni link, canale o testata giornalistica-senzazionalistica, il leitmotiv, il coro unanime è sempre:” Calabria, sanità da terzo mondo”!
Ma perché’?
La strategia di marketing della regione più ricca, ma ora più martoriata dall’emergenza COVID, deve necessariamente tenere alta l’attenzione sui nostri disservizi, e catalizzare l’attenzione sulla carenza di strutture e sull’inadeguatezza del personale medico;
deve necessariamente convincere la cittadinanza calabrese che l’unica chance per essere curati in maniera adeguata, sia quella di emigrare, là dove ci sono strutture(perché’ in Calabria non si investe), là dove ci sono i medici(perché’ qui non si assume), là dove esistono le reti, i percorsi di cura e le case della salute(perché’ qui, i commissari, lo Stato, non i politici calabresi che da oltre 10 anni non hanno alcun potere sulla sanità regionale, ne impediscono implementazione e sviluppo!)Il cittadino calabrese, finisce per convincersi quindi che la sanità non funziona “in toto”, si ammala sì, ma di sfiducia;
non comprende il sadico gioco di chi muove le fila di questo sfacelo, non pretende una sanità efficiente in loco ,ma si convince  che nulla potrà mai cambiare questa condizione ,si convince che questo stato di degrado sia solo frutto di una scellerata politica locale, che ,per reiterata incompetenza strutturale, ha gestito e gestisce in maniera criminale la salute pubblica, scegliendo personale medico inadeguato ed impreparato (la luminare leghista Ceccardi, ha ribadito in una nota trasmissione televisiva che i medici calabresi, devono essere pagati meno perché’ sono meno bravi, è noto!!!), per cui accetta passivamente questa situazione iniqua, sentendosi in qualche modo responsabile e meritevole di servizi assistenziali nulli; l’unica strada percorribile, rimane dunque la migrazione sanitaria che se, da una parte, continua a genuflettere e stritolare le finanze calabresi, in un’inarrestabile emorragia ,dall’altra costituisce il sicuro bancomat lombardo, da cui attingere costantemente e senza tetto di spesa!
In un articolo dello scorso 22 marzo, anche la giornalista Milena Gabanelli, scriveva: “Il Nord non ha interesse che il Sud e la sua sanità si sviluppino”, dove nell’articolo viene declinata la logica ed il marketing, che stanno alla base della migrazione sanitaria.
Come avrebbe risposto la Calabria, in questa emergenza, con una numerica di strutture adeguate, se nonostante i deficit atavici, ha reagito così brillantemente?
Questo non lo sapremo mai, una cosa è però certa, alla favoletta della sanità lombarda eccellente, dopo il dramma e l’ecatombe causato dal COVID, da oggi non ci crederà più nessuno, e da domani, per ogni calabrese è d’obbligo pretendere livelli assistenziali pubblici, adeguati e non commissariati.

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