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ELEZIONI REGIONALI CALABRIA 2020. QUALCHE CONSIDERAZIONE POLITICA SUI RISULTATI

di Domenico Gattuso – da intervista proposta su Radio GS a Martino Ciano

Il risultato elettorale, dal mio punto di vista, non è stato molto confortante. Intanto è vero che c’è stata una componente di astensionismo spinto; ma va ridimensionata la sua portata perché il tasso di partecipazione al voto del 44%, che viene proposto dai media, facendo riferimento a 840.000 votanti, deriva dal rapporto sull’insieme dei residenti che sono 1.930.500 in Calabria. Se volessimo essere più cauti dovremmo considerare che ci sono circa 350.000 minorenni, e quindi non votanti, e cerca 80-100.000 persone che vivono fuori dalla regione e non sono rientrati per votare; per inciso potremmo anche considerare una quota parte di anziani, di persone che vivono in zone interne, che hanno difficoltà a raggiungere i seggi. Sottraendo queste componenti, il tasso di votazione sale al 56% e raggiunge anche il 60%. Rimane comunque il fatto che tanta gente non sia andata a votare, circa 650.000 persone che si sono astenute. Ci sarebbe ancora un altro elemento da considerare ovvero gli iscritti all’AIRE – Anagrafe Italiana Residenti all’Estero – che non si sa bene quanti siamo esattamente. Ma che produrrebbe ulteriore effetto a giustificare il tasso di assenteismo.

Detto questo, la componente di assenteismo risulta significativa se rapportata a quello che è avvenuto in Emilia-Romagna. Perché in Emilia il tasso di partecipazione è salito dal 32% del 2014 al 78% del 2020. Quindi in Calabria è evidente una disaffezione al voto che si somma a quella che io definisco liquidità dello scenario politico. Nel senso che in questa regione ormai si verificano fenomeni che hanno dell’incredibile, ma che forse dovremmo abituarci a considerare ordinari: partiti che passano da percentuali modeste a percentuali altissime (penso per esempio al M5S che alle politiche aveva raggiunto la soglia del 40% ed è precipitati giù sotto la soglia del 8%, ma anche al Centro-destra che nel 2014 aveva raggranellato una quota prossima al 33 % ed è salito stavolta al 55%. L’impressione è che non ci sia un voto culturalmente consapevole, si preferisce seguire dei candidati piuttosto che dei partiti e ciò sui può notare soprattutto nei piccoli comuni. Per esempio è un dato di fatto importante il “cambio casacca”; penso a candidati che tengono molto alla poltrona e passano facilmente da uno schieramento all’altro. Dal Centro-sinistra al Centro-destra sono passati una decina di candidati tipo Pitaro, Paris, Graziano, Scalzo, Pasqua, Zavettieri, D’Acri, Sergio; sono nomi di un certo rilievo che trascinano elettorato e che possono fare la differenza. Poi merita attenzione anche quello che è avvenuto ad altri due protagonisti della politica calabrese, M5S e Tansi.

Il M5S ha operato un suicidio politico perfetto e prevedibile, rifiutando l’invito ad aggregarsi avanzato da Callipo. Il Movimento si è fermato al 7,30 % e ha indebolito il fronte anti-destra e anti-leghista. Non si è reso conto, per presunzione, della difficoltà di superare la soglia dell’8%, una soglia capestro imposta nel 2014 dal ceto politico dominante. Esso rischia ora la deriva; si sono generate lacerazioni interne che non fanno piacere perché contribuiranno probabilmente ad un ulteriore peggioramento del quadro politico. La formazione tansiana è un caso a sé; nella logica del non essere né di destra né di sinistra, invece di una rivoluzione anti-apparato, ha contribuito al consolidamento degli apparati esistenti sotto la guida della peggiore destra, apparentata alla Lega Nord. Certamente ha assorbito una componente di voto pescata nella sinistra dispersa, ma anche in tanta parte di cittadini rimasti delusi dal M5S. A guardare la distribuzione dei voti raccolti dalle liste di Tansi si nota che, a parte un candidato emerso nel Crotonese, tutti gli altri candidati hanno mostrato una modesta capacità di traino; il partito è sostanzialmente appiattito sulla figura del suo leader. Secondo me Tansi ha contribuito a sprecare voti e seggi; agendo senza programmi e senza strategie, coltivando una forma un po’ originale di populismo, credo abbia indebolito sia la coalizione di Callipo, sia il M5S. Ciò che dispiace è che in origine egli era molto interessato al progetto politico che avevamo costruito come Movimento 10 Idee per la Calabria insieme a Callipo. Era apparso entusiasta e aveva chiesto a fine primavera, di poter lavorare insieme a noi. Salvo dileguarsi un mese dopo, decidendo di dare vita ad una forza politica autonoma sotto la sua guida carismatica. Strano e ingeneroso atteggiamento, che oggettivamente ha significato sostenere la destra. Lui ha scelto un percorso improduttivo, considerato la sua formazione non è andata oltre il 7,30 %. Un disastro in termini strategici e in termini pragmatici.

Se la divisione fra M5S, Coalizione di Callipo e formazione di Tansi è stata controproducente, la destra è stata più cinica; è stata capace di unire sei liste di taglio tradizionale superando contrasti di varia natura con un solo obiettivo di programma: la conquista del potere. Un altro elemento specifico da considerare è quello relativo alla figura di Oliverio il quale è stato sconfitto da molti punti di vista, ma non si capisce bene che partita abbia giocato. Perché i consiglieri che gli erano rimasti fedeli alla fine non sono stati determinanti e non hanno portato un grande bagaglio di voti. Basti pensare che sono rimasti fuori dal Consiglio Regionale persone come Battaglia, Giudiceandrea, Guglielmelli, Nucera; si intuisce che la pattuglia oliveriana non ha dato un grande contributo al Centro-sinistra.

In questo quadro si innestano poi altri elementi si cui occorre riflettere. La frantumazione della sinistra storica è evidente: è fallito l’ennesimo tentativo di aggregare i cocci rotti a partire da referenti che hanno perso la loro credibilità negli anni. Il nostro Movimento è stato l’unico raggruppamento a presentare istanze progressiste, direi tranquillamente “di sinistra”, che non abbiamo potuto proporre attraverso la scheda elettorale per le vicende note. La presentazione della lista è stata vanificata all’ultimo giorno e quindi non abbiamo potuto presentare un gruppo di candidati di alta qualità, di personalità selezionate e competenti, che avevano fatto un percorso insieme, quindi un gruppo coeso ed organizzato. D’altra parte, le liste di “Io resto in Calabria” sono state costruite con qualche difficoltà da Callipo dati i tempi strettissimi; candidati sicuramente di alto valore, ma non uno schieramento omogeneo, organizzato e strutturato nel tempo, candidati con radicamento politico differente (nella circoscrizione nord ad esempio erano presenti tra i candidati alcuni sindaci di rilievo, mentre in quella meridionale la lista era più debole).

Vorrei aggiungere qualche considerazione in merito al quadro politico pre-elettorale. La nostra regione è stata data per persa da troppi soggetti. È stata data per persa dal Centro-sinistra; allorché si è visto il profilarsi del fallimento il PD Nazionale ha ritenuto preferibile concentrarsi sull’Emilia-Romagna perché l’Emilia rappresentava l’ultimo bastione contro la deriva leghista e quindi il PD ha tentato, invero senza troppa convinzione, di trovare un candidato civico di elevato livello, senza trovarlo fino a che non è arrivato Callipo. Anche la Lega dava per persa la Calabria, l’aveva perfino sacrificata in un patto nazionale con Forza Italia (candidato leghista in Emilia, candidato di Forza Italia in Calabria); il giochino probabilmente non ha pagato ma è un dato di fatto che la Lega considera marginale la Calabria. Anche il M5S ha considerato persa la Calabria; Di Maio e Morra hanno giocato una brutta partita dicendo che non era il caso di presentare la lista in Calabria, fiutando aria di sonora sconfitta. Forse anche gli elettori calabresi davano la Calabria per persa; delusi dal quinquennio di Oliverio, delusi dal M5S, delusi in parte anche dal fatto che mancassero forze di sinistra, probabilmente è subentrata un forte sentimento di rassegnazione.

L’unica vera novità di queste elezioni è stata la presenza di Callipo; egli ha costretto il PD a lasciare fuori vecchi personaggi e ripulire le liste, ha cominciato a costruire un fronte nuovo con liste civiche, ha fatto affiorare un’immagine di rinnovamento basata sulla sua credibilità personale e su alcune parole significative come fiducia, speranza, legalità, rivoluzione. Purtroppo non hanno giovato alla causa i limiti di tempo determinati dalla vecchia politica, meno di un mese per una campagna elettorale, e l’imprevista perdita della lista 10 Idee per la Calabria che lo avrebbe affiancato.

Il futuro non appare roseo. Ci sarà una litigiosità interna fra le forze della maggioranza; è facile prevederla con la Lega che va per i fatti suoi, una presidente che non conosce la Calabria e non ha l’autorevolezza del ruolo, problemi giudiziari che cominciano ad affiorare sin dal primo giorno (vedi vicenda Tallini). Si prefigura una Giunta politica e la Santelli probabilmente dovrà fare i conti con gli appetiti dei partiti ed è difficile aspettarsi amministratori di grandi capacità ed esperienza amministrativa. Da considerare inoltre un altro aspetto che non promette bene: la tensione tra Governo e Regione, Governo giallo-rosso e Regione verde-nero. Elemento non ultimo, ancora, la debolezza della Calabria nella partita nazionale sull’autonomia differenziata; non credo che Bonaccini farà battaglie per la Calabria, mi dispiace ma penso che continuerà con la sua politica di autonomia differenziata che privilegia il nord insieme a Veneto e Lombardia. Ho seri dubbi sul fatto che la Calabria possa essere capace di contrastare l’evoluzione di una normativa che contribuirà ad impoverirla seriamente.

Rimane la necessità di una opposizione sana ed attenta. Sarebbe auspicabile che il PD completi la sua mutazione se non vuole scomparire; Callipo e Io resto in Calabria sono la base di un nuovo soggetto politico. La battaglia contro il Centro-destra si farà in Consiglio regionale perché comunque c’è un gruppo di 11 consiglieri di opposizione, ma si farà anche sul territorio. Ed è sul territorio che si muoverà anche 10 Idee per la Calabria, puntando ad aggregare movimenti civici e sociali, a radicarsi in termini organizzativi, alla creazione di una nuova classe dirigente. Certamente bisogna guardare anche alle componenti di popolazione disorientata, come frange consistenti di sinistra che non si sentono più rappresentate dai vecchi partiti, o ai giovani che hanno trovato occasione di esprimersi attraverso il Movimento delle Sardine.  Anche per le Sardine verrà il momento di assumersi delle responsabilità con scelte di campo e con impegno organizzato; non basta la protesta, che sarebbe fine a se stessa, bisogna costituire una nuova classe dirigente. Io credo che il movimento ne intraveda l’esigenza e voglia dare spazio alle donne, ai giovani, alle competenze. Sono un po’ le stesse le cose che proponiamo noi da tempo. È necessario che le energie positive siano canalizzate in modo da costruire una nuova prospettiva ed evitare Il tracollo della Calabria.

C’è un po’ di amarezza per come sono andate queste elezioni però, come si dice in occasioni simili, la speranza rimane. Come anche la determinazione della volontà, proprio perché è nei momenti più difficili che bisogna tirare fuori le unghie, bisogna stringere i denti e non perdere la fiducia. Noi lavoriamo pensando a questa prospettiva. Io in particolare, pensando alle nuove generazioni. Vorrei tanto che molti miei amici più giovani si mettano in gioco e assumano le redini di questo processo. Non vorrei fare politica a tempo pieno. Di mestiere faccio il docente universitario. Nel mio piccolo continuerò a dare il mio contributo di esperienza e di competenza in modo che si sollevi l’asticella della cultura e del dibattito politico che attualmente è a terra.

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