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FINANZA REGIONALE E MERIDIONALISMO

di Domenico Gattuso e Roberto Longo

Il Programma Operativo Regionale (POR) della Calabria, cofinanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e dal Fondo Sociale Europeo (FSE), prevede una dotazione complessiva di circa 2,39 miliardi di euro per il settennio 2014/20.
Nella Primavera 2018 la Giunta Oliverio si vantava di essere la prima regione del Sud per capacità di utilizzazione dei fondi comunitari 2014/20 e tra le regioni più virtuose d’Italia quanto a capacità di spesa. Avevamo chiarito allora, che si trattava di semplice propaganda, richiamando il rapporto di Banca d’Italia sull’economia calabrese, del 14 giugno dello stesso anno, secondo cui «le risorse impegnate in progetti avviati, o in fase di avvio, ammontavano al 40,8 % della dotazione totale, un dato inferiore alla media nazionale». Rilevazione effettuata dalla Commissione Europea a dicembre 2017. La spesa effettivamente realizzata sui fondi UE 2014/20, tuttavia, risultava ancora ridottissima e ferma al 5,8 % della dotazione.
Sul sito della Regione nell’ottobre 2019, quindi a distanza di quasi due anni, si osservava che le risorse impegnate (procedure attivate) risultavano pari a 1,97 miliardi di euro (83,0% della dotazione), ma la spesa certificata, ovvero realmente sostenuta, era ferma a 425 milioni di euro; in altri termini, l’avanzamento in termini di spesa reale era attestato sul 17,8%.  Più recentemente, l’Agenzia per la coesione territoriale ha divulgato i dati ufficiali della spesa comunitaria certificata: al 30 aprile 2020 la Calabria ha raggiunto solo il 29,35% di spesa certificata, un risultato che rimane tra i peggiori d’Italia.
Ora la preoccupazione circa il rischio di disimpegno di somme rilevanti cresce con l’avvicinarsi della scadenza imposta dai Regolamenti europei: ottobre 2022.  Sono in gioco circa 1,7 miliardi di euro da spendere in 30 mesi a fronte di 0,7 miliardi certificati in circa 6 anni. Se la progressione rimanesse quella passata, in rapporto proporzionale si potrebbe raggiungere il tetto di spesa di 1,0 miliardo di euro, lasciando sul campo risorse disimpegnate per 1,4 miliardi di euro. Una tragedia per l’economia regionale. Da notare che la Commissione Europea sta intervenendo pesantemente con le verifiche sulla programmazione; ad esempio ha detto stop alla realizzazione della tranvia di Cosenza osservando che i lavori non sono ancora partiti, non essendo ancora disponibile il progetto esecutivo assunto dal sodalizio Oliverio-Occhiuto, e non essendo in pratica più possibile rispettare i tempi di realizzazione programmati.
Se la capacità di spendere è un indicatore significativo ai fini della valutazione dell’efficacia delle politiche regionali in materia di fondi comunitari, restano molti dubbi sulla qualità della spesa, ovvero sulla reale capacità di produrre effetti virtuosi in termini di crescita economica, maggiore occupazione stabile, migliori indici di qualità della vita, ecc. Gli impatti, ad oggi, sono inconsistenti.
Stiamo assistendo ad un periodo di crescita virtuale senza occupazione stabile e di qualità; senza impatti concreti sull’economia della nostra Regione. Bastano pochi indicatori a chiarire che navighiamo in brutte acque: il tasso di disoccupazione, tra le persone di età compresa tra i 15 e i 74 anni, è del 21% (-0,6% rispetto all’anno precedente e triplo della media europea); abbiamo il più alto tasso di emigrazione tra le regioni d’Italia (attorno al 4 per mille); il trend demografico, con una popolazione che continua a diminuire, si è attestato nel 2019 su 1 milione e 934 mila abitanti, con un decremento di ben 77 mila abitanti dal 2010 al 2019. Perfino il PIL risulta in diminuzione.
La Giunta Santelli dovrebbe accelerare decisamente sia sul fronte dell’avanzamento della spesa 2014/20 che sul fronte della programmazione POR 2021/27 appena avviata a scala di concertazione europea. Potrebbe invero addossare le responsabilità del disimpegno di somme ingenti all’Amministrazione precedente, ma sarebbe preferibile un impegno rigoroso e straordinario per non perdere le risorse.  Sapranno i nuovi amministratori strutturare una macchina operativa super efficiente per rispondere alla bisogna? Ad osservare la lentezza con cui essi stanno operando in questi primi mesi di attività, non c’è da essere molto ottimisti.
Ma c’è un’altra partita sulla quale si dovrà misurare l’attuale governo regionale; vedremo se esso avrà la capacità e l’autorevolezza di imprimere una svolta al tavolo Stato-Regioni per correggere l’ingiusta distribuzione delle risorse del Bilancio dello Stato. Invece di prestare il fianco a politiche di autonomia differenziata promosse dalle regioni a trazione leghista, finalizzate a drenare ancora più risorse a loro vantaggio, si tratta di rivendicare il pieno rispetto della distribuzione delle risorse annuali in proporzione alla popolazione residente. Il Bilancio dello Stato ammonta a circa 1.026 miliardi di euro (media 2014/2016). Il Sud conta 21 milioni di abitanti, quindi il 34% del totale nazionale, ragion per cui ad esso toccherebbero 349 miliardi di euro l’anno; invece nel 2019 ne sono stati assegnati 291, ovvero 58 miliardi di euro in meno (-6%). Un furto a tutti gli effetti.
In proporzione, alla Calabria toccherebbero 34 miliardi (in ragione di una popolazione pari a circa 2 milioni di abitanti, ovvero il 3,3% della popolazione nazionale). Invece ne vengono attribuiti 32. Un differenziale negativo di ben 2 miliardi di euro. E ciò avviene sistematicamente da anni.
Se volessimo fare un paragone con le risorse comunitarie, nell’arco di un settennio (es. POR 2014/2020) l’UE assegna alla Calabria 2,4 miliardi di euro; nello stesso periodo di tempo il Governo nazionale sottrae 14 miliardi di euro dalla dotazione dovuta. Come si può evincere si tratta di una mole di risorse considerevole e di gran lunga superiore a quella comunitaria.
Si badi bene: i fondi comunitari dovrebbero essere aggiuntivi ai fondi nazionali e non sostitutivi. Si tratta dunque di impegnarsi in una giusta rivendicazione meridionalista che può tradursi in una reale spinta allo sviluppo. Senza tener conto che l’ingiusta sottrazione di fondi si protrae da decenni per cui non sarebbe disdicevole pretendere un’aliquota supplementare compensativa, magari elevando l’aliquota dal 34% di base al 40%, anche per sostenere il riequilibrio territoriale, economico e sociale fra le due Italie.

pubblicato sul Quotidiano del Sud ed. Reggio Calabria del 10 luglio 2020, pag. 13

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