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Globalizzazione e protezione

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Nel procelloso mare della globalizzazione, agitato dall’anarchia del mercato e dalla libera circolazione delle merci e dei capitali, non tutti, non ostante le allettanti promesse, erano attrezzati alla perigliosa navigazione. I naufragi non si contano, nè la politica ha la forza di temperarne i marosi. L’abdicazione degli stati alla funzione di controllori delle valute e dei loro rapporti di cambio, ha posto in rilievo multinazionali la cui dotazione finanziaria fa impallidire i Pil di moltissime nazioni.
Il frutto avvelenato di questa evoluzione è la speculazione sui debiti sovrani per il cui servizio lievitano gli interessi e si acuisce l’impoverimento dei cittadini; è la feroce concorrenza nel mercato del lavoro in cui la mancanza di regole e la tendenza al continuo ribasso del suo valore ha reso precaria l’esistenza di miliardi di salariati; è l’incertezza nella quale è stata gettata la classe media che vede, in conseguenza dell’arrestarsi della mobilità sociale, dileguarsi la sua funzione di cerniera fra la borghesia e il proletariato; è l’incontrollata polarizzazione della ricchezza a fronte dell’immiserimento della grande maggioranza della popolazione; è la precarizzazione dell’esistenza stessa; la mancanza di prospettive; l’insicurezza del futuro esposto a tutte le incontrollabili fluttuazioni dei mercati.
A problemi così complessi, una parte della politica più sensibile a cogliere e strumentalizzare la generale condizione di malessere, risponde con soluzioni tanto semplici quanto inutili e, tuttavia, catalizzando facili consensi con l’offerta della pseudo protezione della comunità identitaria, del vessillo della cittadella assediata attorno al quale schierarsi per resistere alla tempesta.
Ma, la protezione, necessaria, non più rinviabile, non può, nè deve esplicitarsi nella chiusura, nell’odio, nel disprezzo del diverso che alimentano una sanguinosa e inutile guerra fra poveri.
Protezione è il ripristino di più accettabili condizioni di vita e di lavoro, l’universalismo dei servizi; il recupero di generazioni di giovani esclusi dal mondo della produzione; la risposta alla domanda di salute; la dignità del lavoro femminile; una politica, infine, che faccia argine allo strapotere della finanza.

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