Articoli

In Calabria i troppi silenzi generano oblio

di Domenico Talia – Pubblicato sul Quotidiano del Sud, edizione Reggio Calabria pag. 5

Le difficoltà e le complessità del nostro tempo richiedono ruoli attivi e protagonismi di cui la società meridionale, e quella calabrese in particolare, sembrano essere carenti. Dopo la crisi del 2008, le democrazie occidentali e il capitalismo che con loro coabita, vivono un periodo confuso e privo di un chiaro orizzonte. Le disuguaglianze sociali si sono acuite a vantaggio dei più ricchi e il mondo che sta nelle prime posizioni sembra volersi liberare di quelli che arrancano che vengono visti come pesi invece che come soggetti da sostenere per dare loro un aiuto a trovare una strada di progresso. Come elementi la cui crescita aiuta l’intero sistema.

Nell’Italia di oggi il Nord è in buona parte governato da politici che sono convinti di dover fare da soli. Vogliono gestire in proprio le risorse pubbliche, convinti che i problemi si risolvano abbandonando gli ultimi e rendendosi autonomi dal resto della nazione. L’autonomia differenziata, quella che qualcuno chiama la secessione dei ricchi, è il fenomeno più evidente di questa visione politica che ritiene il Sud una palla al piede della quale liberarsi per correre più velocemente. Questa strategia trova colpevoli alleati in tanta parte degli amministratori meridionali e in quella classe politica del Mezzogiorno che non ha saputo, o non vuole, amministrare i soldi pubblici e che ancora perpetua clientelismi e cattiva gestione, a volte per incapacità altre volte per malafede. Tuttavia, quest’ultimo aspetto non può giustificare l’avallo di una strategia che non considera in alcun modo i bisogni e i problemi delle popolazioni meridionali.

Per contrastare questa chiara e forte tendenza a isolare il Mezzogiorno, a negare alle sue popolazioni un posto nel futuro del Paese, i politici meridionali devono smettere di praticare una trita lamentazione. Non basta e non serve continuare a reclamare attenzione. È necessario lavorare per conquistare un ruolo, compito più difficile della lamentazione, ma necessario per uscire dall’attuale situazione. La conquista di un ruolo presuppone un ruolo attivo e di proposta che non può essere disatteso ma che richiede visione e competenza.

Nel suo ultimo libro (La Calabria Silente, Rubbettino), Filippo Veltri, discutendo della necessità di nuove politiche per il Sud, invoca anche una diversa narrazione del presente della nostra regione che eviti i luoghi comuni, le banalità di una società descritta tutta in negativo. Un racconto che aiuti a spiegare i lati oscuri insieme ai tanti aspetti positivi di una regione in cui molti cittadini si tengono lontani dalla politica delle clientele e dell’assistenza e lavorano con risultati molto positivi che però spesso non vengono narrati né valorizzati perché escono fuori dai cliché che vogliono una regione violenta, assistita e incapace di generare lavoro e cultura. Di questi argomenti si è discusso alcuni giorni fa nell’ambito delle attività del Parco Old Calabria di Torre Camigliati.

Certamente è utile e doveroso descrivere le tante facce della nostra terra, quelle limpide insieme a quelle oscure. Tuttavia, la narrazione da sola non basta, è necessaria una nuova azione. Un cambio di passo che chiami ad agire tutti quelli che credono nel futuro della Calabria, ognuno nel proprio quotidiano, per collegare la società calabrese alle tendenze progressive e positive dell’Europa. Per fare ciò è necessaria un’etica del fare che in ogni nostra piccola azione serva a costruire un soggetto personale e sociale che si allontani dalle pratiche incivili, clientelari e poco efficienti che troppo spesso ci vengono addebitate e che in alcuni settori della nostra società certamente esistono. L’educazione all’impegno, al lavoro e alla responsabilità sono elementi primari senza i quali non esisterà un futuro per una regione in via di spopolamento. Nel suo libro, Filippo Veltri parla del silenzio dei chierici. Purtroppo nella nostra terra il silenzio di chi ha avuto si unisce al silenzio di chi attende di avere. In tanti, troppi, sono silenti per interesse, altri sono diventati silenti per rassegnazione. Tutti questi silenzi possono sfiancare una società.

Mentre ogni cittadino deve riflettere e agire per migliorarsi, quelli che ne hanno le capacità e le responsabilità devono comprendere che in questo momento purtroppo non esiste un progetto di futuro per la nostra regione. Si discute spesso di nomi e di interessi, ma nessuno si spinge a pensare, a definire, un progetto per questa terra. In queste settimane la classe politica si sta preoccupando della corsa alle prossime elezioni regionali e discute nel chiuso delle sue stanze soltanto dei nomi dei potenziali candidati. A sinistra come a destra, si litiga su questo e su quello, senza nessuna idea su cosa fare, su dove andare, su un programma da presentare agli elettori, a chi dovrà votare sul futuro di questa regione. In una parola, c’è molta politica senza progetto. Come se questo fosse una cosa superflua, un orpello inutile, tanto l’importante è votare l’amico, il parente, il collega. Rare sono le eccezioni che si concentrano sulle cose da fare, tra queste si può citare il movimento “10 Idee per la Calabria”. Tanti altri sarebbero necessari.

Evidentemente tutto questo ha molto a che fare con l’autonomia differenziata, con le richieste di secessione economica dei governatori del Nord. La classe politica che persevera nei suoi errori, che si riunisce nelle solite conventicole, che insiste nel suo essere autoreferenziale, nei fatti da una mano a Zaia, a Fontana, a Salvini, anche se a parole dice di volerli contrastare. Una classe politica che tende all’auto-conservazione, che non si confronta direttamente con i cittadini, che non facilita un profondo rinnovamento del personale politico, coinvolgendo i giovani e selezionando uomini, donne e idee per costruire competenze utili a un progetto di futuro, è complice di chi a Nord vuole abbandonare il Sud al suo destino.

Viviamo in un mondo in cui le disuguaglianze sono in aumento, i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri diventano sempre più poveri. In questo scenario il Sud rischia di essere ancora più povero e il Nord si avvia a diventare più ricco. Se non si lavora per invertire questa tendenza, questa facile previsione si avvererà. Certamente esiste l’urgenza di rivendicare le risorse non avute in questi anni (a Sud è arrivato circa il 25% della spesa contro il 34% della popolazione italiana che abita a Sud). Ma soprattutto, occorre rivendicare la qualità della spesa per allontanare le brame dei soliti noti, evitare i prenditori e legare le risorse a un progetto di futuro, per non disperderle in tanti rivoli che spesso alimentano i più furbi e lasciano fuori i meno protetti.

La Calabria di oggi mostra molti punti positivi, che spesso non trovano analisti attenti, seppure in una geografia con forti elementi negativi. Gli statistici direbbero che esiste troppa varianza. Si registrano picchi di eccellenza accanto a buche di grandi ritardi, di criticità estreme (la sanità tanto per citare un solo esempio). Purtroppo, i diversi picchi positivi non fanno un sistema, infatti il sistema Calabria manca. Ci sono esempi che si ergono sul caos, casi che hanno saputo creare ordine dal disordine, esempi da studiare. Le università, ad esempio, in Calabria come in tutto il Sud, sono grandi laboratori per sperimentare nuove modalità di azione. Sono luoghi che devono avere un ruolo di progettazione del futuro del Sud. Luoghi dove elaborare e proporre azioni concrete per trasformare la nostra antica identità in un fattore di competitività empatica. A Sud purtroppo esistono e funzionano le reti viziose, mentre sono deboli le reti virtuose. Serve quindi usare ogni mezzo, dalla tecnica alla letteratura, per scovare quello che c’è di buono e che non appare a prima vista. Lavorare per sistematizzarlo, per condividerlo e valorizzarlo. Per facilitare questo processo è necessario puntare fortemente sull’istruzione e sull’innovazione con programmi almeno decennali. In Calabria ogni euro speso bene in infrastrutture, istruzione e

Dai un voto a questo articolo
[Totale: 0 Media: 0]
Condividi su: