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In marcia. Per una svolta

Ieri a Reggio, sul Corso Garibaldi, inondato da un sole sfavillante, quasi lieto dello spettacolo, si è snodato un commovente, coloratissimo, corteo di venticinquemila lavoratori e pensionati venuti da ogni parte d’Italia a solidarizzare con la città e la regione d’Europa a più alto tasso di disoccupazione.
Con questo serpentone umano abbiamo subito empatizzato, ci siamo intruppati e abbiamo percorso la strada principale fino a Piazza Duomo.
Qui, si è tenuto il comizio dei tre segretatri confederali CGIL, CISL, UIL, organizzatori della manifestazioni. Ma con loro non abbiamo empatizzato.
Non era facile sentire all’unisono con chi, senza alcuna resistenza, aveva supinamente accettato il job act, la buona scuola; con chi aveva consentito che si mettesse un macigno sopra all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che ha consegnato, senza difesa alcuna, i lavoratori nelle mani adunche del capitale; con chi ha accettato e reso possibile, nel corso degli ultimi decenni, la precarizzazione del lavoro. Ma, eravamo là, dove è il nostro posto quando c’è da difendere questa terra abbandonata, Chiunque lo faccia.
Si impegnassero almeno i sindacati per una significativa svolta , che risponda alle reali esigenze della popolazione del Sud, evitando ambiguità e contraddizioni come quella che li vede favorevoli a grandi costosissime opere inutili, tutte concentrate nel Nord Italia.

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