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La battaglia per il Recovery Fund

la battaglia per il recovery fund

Le sfide importanti non debbono trovarci impreparati. Stavolta i cittadini debbono comprendere che su questi temi si gioca il loro Futuro. Attraverso l’ articolo di Saverio Orlando il Movimento 10 idee per la Calabria prende posizione rivendicando la corretta percentuale di Recovery fund da destinare alla Calabria e chiama alla Mobilitazione e alla vigilanza.

di Saverio Orlando

L’impegno meridionalista e per l’equità nella proposta politica del Movimento 10 Idee per la Calabria è stato centrale sin dalla pubblicazione dell’Appello ai Calabresi che ne costituisce il documento fondante.

Per tale ragione 10 Idee per la Calabria, oltre a promuovere le battaglie del territorio come testimoniato dalle numerose pubblicazioni nel nostro blog e partecipazioni a varie manifestazioni dalla Sanità all’acqua come bene pubblico alla Giustizia, non poteva non sposare battaglie di più ampio respiro che travalicano i confini regionali ma che hanno effetti dirompenti sul nostro territorio e sulla nostra gente.

Una delle battaglie più importanti che abbiamo abbracciato è quella per l’equa attribuzione delle risorse della Next Generation European Union (NGEU) alle regioni del Sud Italia e, quindi, alla Calabria.

NGEU, pur stimolato dall’esigenza di far ripartire i paesi dell’Unione dopo la tragedia della pandemia, è stato disegnato dalla Commissione Europea con l’intento di creare le condizioni affinché le nuove generazioni possano vivere in una Europa più moderna e sostenibile. Tuttavia i criteri attraverso i quali l’UE ha attribuito le risorse ai singoli paesi lascia intendere che, ancora una volta, abbia voluto sostenere un grande disegno per costruire un’Europa che sia più giusta, più inclusiva e più equa.

La discussione pubblica sul NGEU, più noto come Recovery Fund, è stata incentrata esclusivamente sull’entità delle risorse attribuite all’Italia, i famosi 209 Mld Euro, e sulla quota di sovvenzioni e di prestiti tralasciando di dare pubblicità ai criteri sulla base dei quali l’Italia è stata beneficiaria del 28% dei fondi complessivi. Solo i movimenti meridionalisti come il nostro o come M24-ET di Pino Aprile, che sul tema ha impostato una battaglia a tutto campo, hanno sollevato la questione che non è di lana caprina perché, chiarendo i criteri con cui l’UE ha attribuito le risorse, implicitamente si definisce un criterio per la loro destinazione.

Come si può verificare direttamente sul sito del Consiglio dell’Unione Europea sono stati utilizzati tre criteri: la popolazione dello stato membro, la disoccupazione 2015-2019 e l’inverso del PIL pro capite. Se fosse stato utilizzato soltanto il criterio della popolazione  all’Italia sarebbero spettati  solo 97,5 Mld € mentre i restanti 111,5 Mld € sono stati attribuiti sulla base degli altri due. Analizzando ciascuno di questi due criteri vediamo che per quanto riguarda il tasso di disoccupazione il Centro Nord presenta un tasso  di disoccupazione del 7,6%, assolutamente in  linea con la media europea che è del 7,7% a giugno, mentre il Sud e le Isole presentano un tasso di disoccupazione del 17%. Per quanto riguarda il PIL pro capite il Centro Nord evidenzia un valore di 33 mila Euro, addirittura superiore alla media europea di 28.630 Euro, mentre il Sud e le Isole evidenziano un reddito medio pro capite di soli 17 mila Euro.

Evidentemente l’attribuzione all’Italia della quota relativa ai due criteri aggiuntivi rispetto a quello della popolazione è da ricondurre esclusivamente ai valori dei parametri che misurano il disastroso stato sociale ed economico dei territori del Sud e delle Isole.

Il Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Provenzano ha tentato di certificare come criterio equo l’attribuzione al Sud ed alle Isole del 34% sulla base della popolazione facendo un po’ di confusione con la legge che impone tale percentuale per gli investimenti ordinari. La Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti De Micheli ha addirittura tentato di far passare un’attribuzione del  40% come una gentile concessione governativa. Tra le altre cose, per “riempire” gli importi destinati al Sud, si sono ipotizzati astrusi ed inutili interventi per la realizzazione di nuove caserme, nel solco della narrazione main stream che l’unico problema da risolvere è quello della malavita e solo interventi marginali in quelle infrastrutture che sono indispensabili per colmare il divario Nord-Sud.

Al Sud ed alle Isole, sulla base dei criteri che la stessa UE ha utilizzato per attribuire i 209 Mld Euro all’Italia, spetta il 70% dell’intera cifra, senza se e senza ma.

Risorse da destinare alla realizzazione, con criteri e tecnologie ecosostenibili, di ferrovie, strade, porti, scuole. Progetti per proteggere l’ambiente e rivitalizzare i territori interni frenando l’emigrazione giovanile e la conseguente crisi demografica che in Calabria è ancor più drammatica che altrove.Progetti per sviluppare la capacità delle nostre Università di attrarre i giovani e di  creare innovazione da trasferire alle Imprese ed agli Enti Pubblici del territorio che, a loro volta, dovranno adeguare i loro processi e le loro tecnologie per sostenere lo sviluppo locale.

Questa volta il Sud non è disponibile ad inghiottire l’ennesimo furto, che si aggiungerebbe a quello degli oltre 60 Mld di Euro di spesa corrente che, sulla base di quanto certificato dai Conti Pubblici Territoriali, viene perpetrato ogni anno dal 2009.

Le grandi manovre sono già iniziate, da un lato con le impudiche avance dei vari Presidenti di Regione del Nord e le prese di posizione di Confindustria e dall’altro con la complicità di un Governo, paradossalmente a larga partecipazione di meridionali, che, appiattendosi sulle posizioni nord centriche, ha disegnato una cabina di regia dalla quale, a scanso di equivoci, il pur poco  attento Ministro per il Sud è stato escluso.

Queste evidenze non potevano non scatenare le reazioni dei movimenti meridionalisti che, a ragione, attribuiscono a questa battaglia sul Recovery Fund una valenza strategica per iniziare a chiudere il divario Nord-Sud.

Noi di 10 Idee per la Calabria sosteniamo l’iniziativa di M24A-ET, movimento con il quale condividiamo il progetto del Patto Civico per la Calabria, che ha scritto una articolata lettera alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen chiedendole di imporre all’Italia il rispetto dei criteri di attribuzione della spesa e di sospendere l’erogazione dei fondi nel caso ciò  non dovesse emergere dai progetti proposti.

Crediamo che ciò sia profondamente legittimo, perché lo spirito del Recovery Fund è proprio  quello colmare le distanze Nord Sud e non aumentarle ulteriormente, come avverrebbe  se  il criterio del 70% non venisse rispettato.

Noi di 10 Idee per la Calabria chiediamo a tutti i cittadini di informarsi su questi temi e di sostenerci. Crediamo in questa battaglia e ci riserviamo di attuare altre forme di protesta che condivideremo al più presto.

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