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Lo sport come elemento di divisione

di Pina Calabrò

Cosa ci si può aspettare da chi dichiara in maniera molto esplicita e con precisi richiami anatomici che con la bandiera si pulisce?

 Certamente non un attaccamento allo spirito patriottico. In tale linea di pensiero(!) i simboli dello Stato non possono che essere dileggiati

 L’inno nazionale può così essere trattato come una canzonetta da discoteca estiva, il Presidente della Repubblica sarà invitato a vergognarsi per aver paragonato i morti di Marcinelle ai migranti annegati, il Presidente Napolitano andrebbe processato per l’intervista sull’intervento in Libia.

Ma adesso lo sport, cosa c’entra lo sport così tanto sotto attacco da guadagnarsi i richiami del CIO?

L’articolo 13 della bozza di riforma del Comitato Olimpico prevede l’esclusione dai registri anagrafici dei richiedenti asilo e quindi che questi non possano accedere al tesseramento. Vengono raddoppiati i tempi di attesa per la cittadinanza e vengono aumentati i costi per la richiesta. Questo costringe parecchi atleti che fin qui hanno gareggiato all’esclusione dalle attività sportive. Nel 1938 la Germania proibì le gare agli ebrei ma Jessie Owens vinse 3 medaglie d’oro.

L’articolo 20 permette al questore di proibire l’accesso ai luoghi delle gare a tutti coloro che sono segnalati per una qualsiasi inadempienza anche senza giudizio definitivo.

È risaputo però che lo sport è da sempre valvola di sfogo e strumento di riscatto per quegli strati giovanili che sono a rischio di esclusione economica e sociale. I pugili di Marcianise, per esempio, hanno avuto sul ring la possibilità di accesso a una vita sociale e civile restituita a suon di medaglie.

Daniele Lupo, medaglia d’argento ai giochi olimpici per il beach volley, parla di “occupazione del Comitato Olimpico da parte del governo” e Federica Pellegrini chiede di “lasciare lo sport allo sport”

Ma tanto accanimento sullo sport forse non ha solo motivazioni razziste e discriminanti.

 Cosa allora?

Probabilmente ce lo dice lo stesso Salvini quando afferma che Malagò ha tutti i motivi per essere nervoso perché al CONI girano tanti soldi.

Eccola la parola magica I SOLDI.

La bozza di riforma che ha irritato atleti e dirigenti del CONI è stata scritta da Giorgetti e prevede la nascita di una nuova partecipata, la Sport e Salute in cui andrebbero a confluire i soldi per le federazioni e quelli della Coni Servizi. Piatto ricco mi ci ficco. I vertici, ovviamente sarebbero nominati dal Presidente del Consiglio. Al Coni resterebbe un piatto vuoto di sola rappresentanza.

La riforma prevista dalla Lega prenderebbe tre piccioni con una fava: allontanare gli extracomunitari dai servizi legati allo sport, punire i giovani a rischio esclusione e, dulcis in fundo, mettere le mani sul flusso di denari che deve alimentare lo sport nazionale.

Ora la mia è chiaramente una domanda retorica: i vari territori sarebbero trattati con equità o forse avremmo ancora di più uno strabismo geopolitico accentuato?

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