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Metodo, non improvvisazione per salvare l’aeroporto dello Stretto

salvare l’aeroporto dello Stretto

Non si contano in questi giorni le prese di posizione più o meno disinteressate sulla prospettiva di vita dell’Aeroporto dello Stretto da parte di cittadini singoli e/o associati, oltreché di rappresentanti politici locali e nazionali.

Tutto può servire in questo momento, meno che creare divisioni o alimentare sterili polemiche, ma questo non significa che si debba restare indifferenti e silenti di fronte alle stonature che emergono dal concerto di voci in campo.

Quel che emerge è, ancora una volta, la mancanza di metodo e di realismo politico nell’affrontare i problemi della città. E allora ecco che si inseguono soluzioni apparentemente sensate ancorché sganciate dalla realtà immanente che impone 2 livelli di azione. Uno immediato per garantire la sopravvivenza della struttura aeroportuale e uno di medio-lungo periodo che tenga conto di ciò che esiste già e di ciò che è realistico e possibile poter realizzare. Non basta qualche rendering accattivante per rendere fattibile e conveniente lo stravolgimento dell’esistente.

Ha fatto impressione sentir dire in questi giorni ad un viceministro delle infrastrutture “…ho visionato la convenzione tra il Ministero, l’ENAC e la SACAL e ho visto un elenco di 9 piccoli progetti che dubito possano servire a rilanciare lo scalo reggino…”. Noi in queste parole vediamo un misto di ingenuità, insipienza e tracotanzache il consigliere metropolitano delegato ai trasporti avrebbe dovuto, a nostro avviso, stigmatizzare.  Se non altro perché la destinazione dei 25 milioni di Euro resi disponibili dal governo Conte 2 è nota da molti mesi e se fosse stata da criticare non bisognava aspettare che venissero pubblicati i relativi bandi ed espletate le gare d’appalto. Ci torna in mente lo spettacolo della platea di amministratori e politici gaudenti quando furono presentate in pompa magna le schede progettuali ora criticate, i cui pannelli crediamo facciano ancora bella mostra -si fa per dire- all’interno dello scalo aeroportuale.

Quel che ora emerge è l’improvviso risveglio di molti dormienti al nuovo rimbombo di tuono e il susseguirsi di dichiarazioni roboanti, come se ciò che ora viviamo come dramma non abbia avuto un primo tempo, secondo e terzo tempo in commedia.

Le task force servono solo se sono tempestive nell’agire e propongono soluzioni adeguate al livello dei problemi da affrontare. Altrimenti, lo diciamo senza polemica, non servono a risolvere i problemi impellenti. Che, qui si ribadisce, non sono ritocchi di facciata ma nodi profondi mai sciolti, per affrontare i quali occorre onestà intellettuale, competenza e coraggio.

Noi suggeriamo due azioni immediate ed alcune di medio periodo.

Nel brevissimo termine:

  1. rivendicare una giusta dotazione di servizi di trasporto aereo per l’Aeroporto dello Stretto presso il governo nazionale, possibilmente con la compagnia di Stato Alitalia; almeno 3 coppie di voli giornalieri sulle due destinazioni primarie, Roma e Milano, in orari congrui ed a tariffe eque;
  2. cambiare l’assetto della governance del sistema aeroportuale calabrese; controllo a maggioranza pubblica, ma con un ruolo primario e determinante della Città Metropolitana di Reggio, ovvero nuova società di gestione per l’Aeroporto dello Stretto; non è accettabile che la SACAL operi per come sta facendo ormai da 3 anni, con piani industriali segretati e discriminazione evidente nei confronti dello scalo dello Stretto, ma anche con palesi limiti manageriali evidenziati da una voragine nell’ultimo bilancio societario.   

Nel medio termine (un paio di anni), in ordine di priorità:

  1. spendere le risorse destinate all’aeroporto (25 milioni di Euro) per evitarne il disimpegno, previa verifica circa la possibilità di apportare in extremis delle varianti;
  2. attivare azioni necessarie a garantire la guida strumentale in sicurezza degli aerei in fase di decollo e atterraggio;
  3. adeguare l’offerta di trasporto locale, attraverso servizi efficaci rispetto alle esigenze dell’utenza dell’intera area dello Stretto (treno, bus, taxi) in termini di accessibilità, orari, tariffe;
  4. attivare servizi di trasporto low cost e charter, cercando cooperazione con l’aeroporto di Catania che appare oggi particolarmente congestionato;
  5. individuare soluzioni progettuali strategiche e fattibili per il potenziamento dello scalo in una prospettiva decennale, programmando le risorse con i governi regionale, nazionale, comunitario.
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