Pillole

Pillola di programma: 1 – SALUTE

PILLOLA DI PROGRAMMA: SALUTE

Esordisce oggi, la prima “Pillola di Programma” di #10IdeeperlaCalabria. Trattasi di un input perfettibile che tutti insieme dobbiamo rendere PROGRAMMA ATTUABILE E, POI, FINALMENTE REALIZZATO.
Sappiamo tutti quanto sia facile e difficile al contempo scrivere un programma serio. In fondo, i programmi di tutti i partiti e movimenti si assomigliano nelle premesse e nelle problematiche sviscerate. La realtà che ci circonda non può essere, infatti, mistificata.
Il modo diverso che distingue è l’approccio metodologico alla soluzione dei problemi. Ed è un approccio di “mentalità”. Esperti e non esperti, cittadini tutti sinergicamente siamo chiamati non più a fare e farsi delle domande ma a darsi insieme delle risposte!
Altrimenti la SALUTE in CALABRIA sarà sempre una medicina troppo amara da mandare giù.
Facciamo sì che dalle diagnosi e prognosi si passi alla cura.
Aspettiamo il contributo di chi ha a cuore la guarigione della nostra terra.
“Alla Calabria serve un nuovo modello di salute e un nuovo modello socio-sanitario, fondato su quattro pilastri fondamentali:

  1. Prevenzione. Occorre agire sugli stili di vita della popolazione e sulla diffusione di una cultura della salute. Optare per questa prospettiva impone una scelta politica forte, perché adottare efficaci misure di prevenzione significa entrare in rotta di collisione con gli interessi delle compagnie multinazionali del cibo, delle bevande, del tabacco, dell’alcol e dei farmaci; la promozione di stili di vita sani significa “rendere facili le scelte giuste”, per esempio rendendo più vivibili le città, riducendo il traffico e l’inquinamento, espandendo le aree verdi e i percorsi pedonali e ciclabili, ma anche modificando le politiche per il lavoro, la casa, e l’istruzione; perché scegliere questo modello presuppone una responsabilizzazione non solo delle politiche, ma anche dei singoli;
  2. Coinvolgimento delle comunità e delle persone nei processi di cura e nelle scelte politiche per la salute. Vi sono ormai solide evidenze che dimostrano che il rafforzamento del ruolo dei pazienti (“empowerment”), ad esempio nella gestione delle malattie croniche, produce non solo significativi miglioramenti della loro condizione di salute, ma anche risparmi per minori consumi sanitari. L’empowerment è tuttavia sottoposto alla pre-condizione determinata da una popolazione più informata, che possa attingere a fonti conoscitive per la salute corrette e “garantite”: in un programma politico per la salute deve svolgere un ruolo fondamentale, la comunicazione della/sulla/per la salute come fonte di valore, di conoscenza, di orientamento dei bisogni e della domanda, capacità di gestione e di accesso alle cure e di senso di responsabilità anche per l’accettazione del limite. Ciò vale sia per la comunicazione medico-paziente, che per quella prodotta attraverso i mezzi di comunicazione di massa: larga parte dell’inappropriatezza in sanità, oltre che dagli interessi – più o meno velati – degli “erogatori”, nasce infatti dalle aspettative che una cattiva informazione su una popolazione poco critica hanno generato;
  3. Riorganizzazione dei servizi funzionale al nuovo sistema anche attraverso il rafforzamento della medicina di famiglia e dei servizi territoriali. Occorre promuovere un’organizzazione completamente nuova, in cui medici di famiglia, medici specialisti, medici di sanità pubblica, infermieri, fisioterapisti, operatori sociali, lavorino insieme, in team, all’interno di un ambiente comune (es. casa della salute), avendo come obiettivo quello di migliorare la salute complessiva delle persone e dare risposte corrette e sostenibili ai loro bisogni; solo eccezionalmente, e quando effettivamente appropriato, ci si dovrebbe avvalere dell’ospedale e di tecnologie sofisticate, mentre dovrebbe essere assicurato costantemente il rapporto con un medico che, in collaborazione con altri professionisti, si prenda la responsabilità della cura della persona, in un rapporto continuativo nel tempo e basato sulla fiducia, definisca il quadro clinico e in caso di bisogno, e garantisca la continuità assistenziale.
  4. Lotta alle diseguaglianze nella salute. Trasversale e condizione essenziale per il successo delle politiche per la salute è la lotta alle diseguaglianze socio-economiche, che, aggravate dalla crisi in corso, influenzando lo stato di salute delle persone, determinano le diseguaglianze nella salute attraverso alcuni principali fattori: il lavoro (assente, precario, nero, insicuro, sottopagato, ripetitivo e subordinato, senza possibilità di autonomia e di controllo) e la conoscenza.

Per raggiungere tali obiettivi è necessario che la Regione si doti di un Piano Socio-sanitario serio, organico e strutturato, con l’obiettivo di:

  • realizzare le case della salute, qualificare gli ospedali, garantire la continuità terapeutica e l’integrazione socio-sanitaria, eliminare i ticket;
  • potenziare la prevenzione, la medicina del lavoro, l’igiene ambientale, l’educazione sanitaria e alimentare, il controllo sulla qualità delle merci e sui modi di produrle, l’analisi epidemiologica (nati, mortalità, registro tumori, patologie degenerative e genetiche, ecc.) integrandola con quella degli inquinanti ambientali e dei fattori di rischio socio-economici per orientare le politiche di prevenzione e di risanamento ambientale e urbanistico;
  • creare un fondo per la non autosufficienza, al fine di qualificare e potenziare l’assistenza domiciliare;
  • garantire nel campo della salute riproduttiva il rispetto delle scelte delle/degli utenti e della loro autodeterminazione. Occorre un nuovo impegno a favore dei consultori familiari (accessibilità, continuità e relazione diretta fra utenti e operatrici/operatori, senza passaggio al CUP) potenziando i consultori giovanili, con interventi anche nelle scuole;
  • riorganizzare la medicina di base in una rete di poliambulatori “case della salute” in grado anche di abbattere le lunghe liste d’attesa attraverso una maggiore appropriatezza delle prescrizioni e la eliminazione di inutili passaggi burocratici.

Da molteplici associazioni, che da anni si battono per migliorare le condizioni di chi soffre problemi di salute, sono emersi suggerimenti che vogliamo assumere come riferimenti programmatici; in particolare:

  • Superamento delle residenze sanitarie; anziani e malati devono poter stare a casa, con piani personalizzati; si spende molto meno e le persone stanno meglio;
  • Creazione di centri di acquisto regionali, con annessi centri ausili che mettano fine allo scandalo degli sprechi e dei service che ingrassano gli speculatori;
  • Chiusura di centri inutili dove i reparti fungono da albergo, preferendo il sostegno alle eccellenze e ai poliambulatori diffusi e potenziando i trasporti medicalizzati;
  • Creazione di reparti di assistenza domiciliare polivalenti che seguano i pazienti dimessi post acuzie ed i pazienti cronici, dicendo basta alle finte cooperative e agli avvoltoi;
  • Gli ospedali devono avere personale tutto interno, evitando pratiche abusate e onerose come imprese di pulizie esterne o infermieri in affitto;
  • Creazione di un servizio socio-sanitario diffuso che permetta le cure a domicilio delle persone, favorendo le famiglie per cure non necessariamente da ospedale;
  • Creazione, in concerto coi comuni, di case famiglia, per gestire malati cronici che non hanno famiglia, ricorrendo a badantato qualificato, formato con il supporto sanitario di equipe dedicate;
  • Istituzione diffusa, con fondi sociali, di case del popolo che diano una vita dignitosa ad anziani, disabili e disagiati;
  • Riduzione diffusa dei primariati, con relativo codazzo, mettendo fine alle pratiche baronali e alla politica nella sanità;
  • Re-indirizzamento di cospicue risorse sanitarie dal sistema sanitario a quello sociale, evitando di chiudere disabili ed anziani in prigioni, condannati senza colpe, attribuendo la giusta attenzione a questi cittadini.

Come ogni altro ambito pubblico, anche il governo della salute è distorto, nelle scelte e nell’allocazione delle risorse, dal problema della legalità. Non solo la questione della corruzione e del conflitto di interesse, che comunque distoglie risorse enormi (si calcola che le Mafie, la corruzione e l’evasione fiscale costino annualmente 330 miliardi di euro alle risorse pubbliche) e contribuisce ad allontanare i cittadini dai servizi rompendo il necessario patto di fiducia, ma anche per una interferenza della politica prestata ad interessi non collettivi che rischia di compromettere le corrette finalità di governo. Anche per quanto riguarda le finalità connesse alla salute, dunque, deve essere richiesto un impegno individuale e collettivo, mirato a garantire le legalità, oltre che meccanismi efficaci di controllo e prevenzione.”

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