Pillole

PILLOLA DI PROGRAMMA: 4 – AMBIENTE

L’impatto ambientale che subisce quotidianamente la nostra Regione è altissimo: inquinamento delle coste, depurazione malfunzionante, veleni in mare e in montagna, acque rese non potabili, montagne di rifiuti indifferenziati che deturpano il territorio, dissesti idro-geologici, incuria del patrimonio archeologico e architettonico.

Occorre oggi far leva sulle risorse ambientali e culturali del territorio, con competenza e coraggio, puntando sulle nostre potenzialità produttive, da sempre riconosciute come “eccellenze”.

Per far ciò diventa, sempre più, priorità essenziale e dirimente:

  • salvaguardare e valorizzare il territorio, l’ambiente, le risorse idriche, la fauna e la flora all’interno dei propri ecosistemi.
  • necessario dare nuova linfa ai parchi regionali, che dovranno essere gestiti da veri e propri green manager, sulla base di criteri e selezioni efficacemente ed effettivamente meritocratici, e quindi lontanamente diversi dalle “nomination” di appartenenza e/o vicinanza politica, permettendo il passaggio di parte del personale Afor e delle comunità montane direttamente ai parchi regionali e nazionali della Calabria.
  • necessaria l’introduzione di un sistema di monitoraggio efficace, sotto forma di osservatorio civico, affrancato da un’efficiente manutenzione degli impianti di depurazione dei reflui da insediamenti civili e industriali, e che metta fine al fenomeno dell’inquinamento del mare (una delle maggiori risorse della regione) e dei corsi d’acqua.
  • occorre in tutta urgenza, in parte modificare e in parte efficientare,  l’attuale piano regionale dei rifiuti, incardinandolo effettivamente in un approccio strategico teso a “rifiuti zero” (e non allo sterile e subdolo slogan “discariche zero”) ed Economia Circolare, che preveda l’abolizione delle mega-discariche e di ogni forma d’incenerimento, rendendo realmente virtuosa e ambientalmente, socialmente ed economicamente sostenibile l’intera filiera di gestione degli scarti di materia per tutti i comuni calabresi, prevedendo premialità e sanzioni a seconda dei mancati adeguamenti o sforzi, misurabili e tangibili, in tal senso; un piano collegato ad una legislazione regionale finalizzata principalmente alla riduzione a monte dei rifiuti (rendendo ad es. obbligatorio il vuoto a rendere) nonché la destinazione di finanziamenti specifici all’adeguamento delle nuove piattaforme (per intendersi oggi Ecodistretti) e al revamping di tutti quegli impianti pubblici esistenti, pienamente e profondamente incentrato sul recupero spinto di materia, uscendo finalmente da una logica scellerata e distruttiva di risorse (“valorizzazione” energetica del rifiuti).
  • attuare un fermo efficace al consumo del suolo, concependo, semmai, le nuove costruzioni secondo un approccio olistico di Green Building, accanto ad un piano di decostruzione degli immobili abusivi non sanabili, presenti nelle zone vincolate, surrogando i comuni inadempienti.
  • ritenere preferibili opere resilienti per la comunità, o cosiddette infrastrutture Blue-Green, ovvero servizi utili e di qualità piuttosto che nuove infrastrutture inquinanti ad uso e consumo di operazioni più speculative che altro.
  • progettare interventi di difesa del suolo e messa in sicurezza del territorio per prevenire eventi calamitosi. Programmare la riqualificazione e la rigenerazione dei centri urbani grandi come i piccoli, misurandone l’impronta ecologica in termini di Life Cycle Assessment (LCA) e puntando al recupero delle aree degradate e all’adeguamento antisismico dei centri storici dei nostri paesi, mirando al recupero produttivo, rispettoso delle aree interne e forestali.
  • dar vita a un progetto organico e strutturato per le aree interne. Oggi la tutela del territorio e della sicurezza degli abitanti delle aree interne è inadeguata. Occorre dire basta ad interventi sporadici ed emergenziali sui suoli e sulle risorse fisiche territoriali, basta con l’adottare strumenti di piano che aumentano i fattori di rischio naturali, basta trascurare la manutenzione ordinaria, continua, degli invasi e corpi idrici, dei versanti, delle aree boschive e di quelle incolte e, ancora, degli insediamenti (agricoli, ma anche dei borghi antichi e dei piccoli insediamenti) e dei sentieri. Continuare sulla stessa strada battuta da altri determina rischi elevati per le pianure litoranee, costi rilevanti per gli interventi rimediali e talora per le vite umane, perdita di occasioni di reddito e di vita. La messa in sicurezza diventa efficiente e possibile solo quando viene operata da una popolazione residente nel territorio, che sia capace di rappresentare gli interessi collettivi e possa divenire “custode dei luoghi”, adottando in prima persona comportamenti pro-attivi e realizzando azioni quotidiane anziché grandi interventi. Tutela del territorio e della sicurezza degli abitanti possono tradursi in nuove e diffuse opportunità di sviluppo, in termini sia di crescita sostenibile, sia di inclusione sociale. Una valorizzazione adeguata delle aree interne, dei loro boschi, valli, fiumi, borghi e centri maggiori, può consentire nuove e significative opportunità di produzione, attenta e rispettosa, e di lavoro: nei comparti del turismo, dei servizi sociali, dell’agricoltura (dove l’idealità ecologica può divenire politica agricola positiva), della rivitalizzazione e valorizzazione degli antichi mestieri, dove possono combinarsi saperi stratificati e innovazione. Così come un disegno efficiente delle piattaforme dello stato sociale – prima di tutto della salute e dell’istruzione – può consentire a un tempo migliori servizi per tutti – e quindi attrattività dei luoghi – e minori costi.
  • avviare la bonifica dei territori degradati ed il recupero delle aree inquinate con una grande operazione, organica e sistematica di risanamento, al fine di ripristinare le condizioni naturali che le nefaste politiche di questi anni hanno minato: dal mare alla montagna, dalle aree industriali, come quelle di Crotone o di Saline Joniche, alle terre violentate con depositi di rifiuti pericolosi, dalle aree-pattumiera alle aree urbanizzate selvaggiamente con ecomostri.  In questa ottica, occorre mettere in atto tutti gli sforzi per risanare le zone abitate, soggette ad inquinamento elettromagnetico, soprattutto se attraversate da potenti elettrodotti;
  • auspicare la mitigazione dei rischi sismico ed idrogeologico: due fenomeni naturali che hanno caratterizzato ed inciso profondamente su tutto il territorio calabrese. Già nel 1904 Giustino Fortunato definì la Calabria “uno sfasciume pendulo sul mare”, indicando così una terra fragile e geomorfologicamente complessa. Sono ormai molti decenni (dai tempi della Cassa per il Mezzogiorno) che per mitigare gli effetti del rischio idrogeologico non si fa sostanzialmente nulla, considerando questa materia trascurabile e non redditizia sul piano elettorale. Bisogna invertire la rotta e puntare su un piano straordinario di interventi, sulle fiumare innanzitutto, sui tanti dissesti che provocano ingenti danni e spesso anche perdita di vite umane.  Punto di partenza deve essere l’aggiornamento del P.A.I. ormai datato, non solo come documento previsto dal c.d. Decreto Sarno, ma come punto di partenza per uno studio approfondito di tutto il territorio necessario per dare efficacia ed omogeneità agli interventi. Anche sul rischio sismico la situazione dei centri abitati non è delle migliori. La messa in sicurezza degli edifici, in primis di quelli strategici (scuole, ospedali, sedi istituzionali, etc.), deve essere una priorità. Su questi punti bisogna mobilitare, ancora di più, adeguate risorse pubbliche, anche attingendo ai fondi comunitari;
  • l’arresto definitivo degli interventi a danno dell’ambiente e dell’economia di un territorio prezioso come quello calabrese. Occorre procedere all’individuazione specifica delle aree del territorio regionale, vulnerabili da più punti di vista in un’ottica di Climate Change, e dunque non idonee all’installazione di impianti dei rifiuti e di produzione di energie alternative;
  • un nuovo Piano Energetico regionale che sia improntato a bloccare immediatamente tutte le nuove costruzioni di impianti alimentati da combustibile di origine fossile e a dismettere progressivamente le produzioni energetiche climalteranti, sostituendole con quelle realmente rinnovabili ed improntate ad un impatto zero. Bisogna applicare in questo campo il principio degli impianti di pertinenza che favoriscano gli interessi delle comunità locali e non quello degli speculatori, tenendo in considerazione il fatto che l’ambiente, la salute dei cittadini ed il paesaggio sono Beni Comuni e la loro tutela debba prevalere di gran lunga rispetto agli interessi delle aziende produttrici;
  • risulta quanto mai necessario impegnarsi sulla riduzione degli sprechi e sul risparmio energetico, avviando e favorendo progetti di formazione e divulgazione delle tematiche ambientale nelle strutture formative e nelle comunità locali. In ogni caso, al fine di utilizzare le risorse necessarie al minimo (visto che già abbondantemente sono stati superati i limiti di sfruttamento delle risorse naturali) ed evitare sia gli sprechi e le dispersioni dovute al trasporto dell’energia che le costruzioni di grandi, inquinanti ed invasivi elettrodotti. È necessario applicare il concetto base per cui “l’energia va prodotta nei luoghi più vicini possibile a quelli in cui viene utilizzata”;
  • attuare una politica agricola “pulita” che sia in grado di: innescare meccanismi virtuosi per una crescita equilibrata, stabile e socialmente rilevante, della propria economia, promuovendo l’aggregazione di imprese nel campo della produzione e della trasformazione, in particolare nel comparto agro-alimentare; aggregazione basata su un’identità forte, obiettivi condivisi, interessi comuni. Garantire l’affermazione dei prodotti tipici calabresi, indipendentemente dai marchi di tutela cui sono o non sono collegati (IGP, DOP, DOCG, LGT, DOCU), poiché possono rappresentare un comparto di grande interesse per l’esportazione, per il recupero e la valorizzazione delle tradizioni alimentari e culinarie delle comunità e per le enormi potenzialità che possono svolgere nell’incentivazione del turismo enogastronomico (sono diversi i prodotti agricoli ed agro-alimentari calabresi  molto apprezzati per la qualità). Garantire opportunità occupazionali per manodopera attualmente ben al di là del limite dello sfruttamento, soprattutto per i migranti, nonché l’emersione dal lavoro nero, attraverso un prezzo più giusto ai produttori ed il taglio di intermediazioni parassitarie nel trasporto, nella logistica e nella commercializzazione. Dar vita ad altri distretti dell’agro-alimentare di qualità in Calabria, come quello della Sibaritide, estendendo quel modello alle aree della piana di Gioia Tauro e dei comuni della fascia ionica ad alto potenziale agrumicolo ed eccellenza agrumicola come il bergamotto, rendendoli però effettivamente funzionali, tutelati ed efficaci. Diffondere le colture biologiche, incentivando tale produzione per mezzo di un corretto utilizzo dei fondi UE, rassicurando così i produttori che da anni hanno invertito i loro sistemi produttivi senza riconoscere un vero profitto. Avvicinare l’agricoltura al sociale per mezzo di percorsi scuola/lavoro o metodi informativi sull’imprenditoria agricola, creando un legame diretto tra le imprese ed i laureandi agronomi. Creare un circuito di produzione interno (marchio Calabria) che proponga sul mercato della ricettività turistica, per via preferenziale e agevolata, i nostri prodotti tipici.

Da queste considerazioni nasce l’esigenza di costruire un’economia altra, ovvero una sorta di Economia delle Best Practice fuori dall’assistenza e dal mercato selvaggio, che metta insieme professionalità ed equità, efficienza e solidarietà. Il Commercio Equo-solidale ha insegnato che è possibile costruire un’altra forma di mercato in cui consumatori “responsabili” e produttori associati e rispettosi dei diritti umani e dell’ambiente possono dare vita ad uno scambio equo e sostenibile. Esiste ormai una linea di “solidale italiano”, attraverso cui è possibile sviluppare il commercio equo anche in Calabria, selezionando produttori tra cooperative sociali, aziende che lavorano con carcerati e su terreni confiscati alla criminalità organizzata. Ugualmente, molti G.A.S. (Gruppi d’Acquisto Solidali) del Centro-Nord hanno avviato da qualche anno rapporti di scambio diretto e solidale con i produttori, eticamente orientati, del Mezzogiorno. Obiettivo di fondo è promuovere realtà cooperative e associative, facendo in modo da creare un’offerta ampia di prodotti calabresi, saltare le intermediazioni il più possibile, rendere efficiente il rapporto diretto tra produttore e consumatore, distribuire il valore aggiunto in maniera equa e trasparente all’interno della filiera in modo di arrivare al consumatore con prezzi competitivi.

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