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PILLOLA DI PROGRAMMA: 5 – BENI COMUNI

Vogliamo fare la ” rivoluzione dei beni comuni” come soleva dire Stefano Rodotà autore della proposta di legge che porta il suo nome. “La Rivoluzione dei beni comuni ci porta sempre più intensamente al di là della dicotomia proprietà privata/ proprietà pubblica; ci parla dell’area, dell’acqua, del cibo, della conoscenza; ci mostra la connessione sempre più forte tra persone e mondo esterno e delle persone tra loro; ci rivela proprio un legame necessario tra diritti fondamentali e strumenti indispensabili per la loro attuazione”

I beni comuni sono “a titolarità diffusa”, appartengono a tutti e a nessuno, nel senso che tutti devono poter accedere ad essi e nessuno può vantare pretese esclusive. Devono essere amministrati muovendo dal principio di solidarietà. Indisponibili per il mercato, i beni comuni si presentano così come strumento essenziale perché i diritti di cittadinanza, quelli che appartengono a tutti in quanto persone, possano essere effettivamente esercitati. Al tempo stesso, però, la costruzione dei beni comuni come categoria autonoma, distinta dalle storiche visioni della proprietà, esige analisi che partano proprio dal collegamento tra specifici beni e specifici diritti, individuando le modalità secondo cui quel “patrimonio comune” si articola e si differenzia al suo interno.

I beni comuni devono essere salvaguardati sottraendoli alla logica distruttiva del breve periodo, proiettando la loro tutela nel mondo più lontano, abitato dalle generazioni future.  La prospettiva dei beni comuni consente di contrastare una logica di mercato che vuole “appropriarsi di beni destinati al soddisfacimento di bisogni primari diffusi, ad una fruizione collettiva”. Proprio la dimensione collettiva scardina la dicotomia pubblico-privato, intorno alla quale si è venuta organizzando nella modernità la dimensione proprietaria. Compare una dimensione diversa, che ci porta al di là dell’individualismo proprietario e della tradizionale gestione pubblica dei beni.

Le politiche di austerità europee e i vincoli di finanza pubblica costituiscono una camicia di forza che ha come obiettivo l’attacco ai beni comuni che vengono ridotti a merce per garantire profitti. Il Patto di stabilità e crescita (recepito con la legge 448/98), coinvolge tutto il sistema delle autonomie locali, che subiscono una forte restrizione dell’autonomia finanziaria e di gestione, risultante dal taglio dei trasferimenti dallo Stato, dal patto di stabilità interno e dalla spending review.

Oggi molte società partecipate, come ha reso noto la Corte dei Conti, hanno i bilanci in rosso, con perdite in quasi tutti i settori. I debiti ingenti di queste società sono scaricati sulla collettività attraverso tagli alla spesa sociale e aumenti della fiscalità locale, ulteriore indebitamento, alienazioni patrimoniali, svendita di beni e servizi a banche, fondi di investimento, finanziarie.

E’ necessario invertire la rotta, rivendicare la fine delle privatizzazioni ed il ritorno ad un forte intervento pubblico attraverso:

  • la ripubblicizzazione dei servizi pubblici locali connessi ai beni comuni a cominciare dall’acqua – voluta da 26 milioni di cittadini italiani, tra cui circa 800.0000 cittadini calabresi, col vittorioso referendum del 2011 – attraverso risorse finanziarie reperite non a prezzo di mercato, ma attivando una procedura di audit pubblico sul debito accumulato ed impegnandosi, insieme ad altre regioni, per ottenere  la ripubblicizzazione della Cassa Depositi e Prestiti come banca di riferimento degli Enti Locali; in questo quadro, auspichiamo in pieno di “realizzare un modello gestionale volto al perseguimento degli interessi collettivi”;
  • interventi legislativi mirati ad incentivare la costituzione di aziende speciali pubbliche, comunali e/o consortili, gestite con la partecipazione dei cittadini, che non perseguano scopi di lucro, sull’esempio di quanto attuato dal comune di Saracena;
  • l’attivazione di una gestione dei rifiuti che, seguendo la strategia “rifiuti zero”, preveda il massimo riutilizzo delle materie ottenute dal recupero e dal riciclo dei rifiuti, contribuendo così a ridurre progressivamente l’uso delle discariche ed a preservare il bene comune “paesaggio”;
  • la promozione di forme alternative di finanza locale finalizzate al sostegno del commercio, artigianato e piccole e medie imprese;
  • azioni necessarie e possibili volte alla riappropriazione, da parte degli Enti Locali, della competenza politica relativa al sistema tariffario dei beni e servizi essenziali (acqua, energia, trasporti, rifiuti, ecc.), prevedendo minimi garantiti e tariffe agevolate per i ceti meno abbienti.

Il Movimento 10 Idee per la Calabria si unisce al Comitato popolare difesa beni pubblici e comuni Stefano Rodotà nella raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare: disegno di legge delega ” Commissione Rodotà beni comuni, sociali e sovrani

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