Pillole

Pillola di programma: 6 – CULTURA

Nessun cittadino può essere protagonista della vita economica e sociale del Paese senza quegli elementi di conoscenza che lo rendono consapevole del suo ruolo e della sua funzione. La tutela del patrimonio storico-artistico-letterario-archeologico e architettonico sono diritti strettamente connessi agli orizzonti fondamentali della democrazia.

Cultura come cuore e lievito dei diritti della persona e insieme legante della comunità, essendo essa funzionale alla libertà, alla democrazia, all’equità, alla dignità della persona.

Diversità culturale
La presenza di popolazioni demograficamente ed etnicamente composite è garanzia di integrazione e richiede un modello culturale, economico e sociale coeso che sappia superare le inefficienze connesse alla diffusione di piccoli insediamenti e assicurare, nelle aree interne, modelli di vita competitivi con quelli offerti dalle aree urbane.

Pensare il talento
Il tessuto culturale della regione dovrebbe avvalersi di liberi luoghi del pensiero, “serbatoi” per la selezione e valorizzazione di talenti, da destinare ad un’economia culturale diversamente concepita; oggi, infatti, negli enti, passa una concezione “opuscolare” della cultura, nella quale le poche idee valide sono ridotte a merce e la fantasia resta imbrigliata in brochure patinate, prodotto e lavoro di pochi privilegiati al servizio della politica di professione.

Vivere il testo
Tutta la pubblicistica regionale dovrebbe essere “vivificata”. Bisognerebbe incoraggiare la divulgazione e la promozione di quelle opere di pregio o utilità pubblica, trasformando il carattere in fonema, suono, parola. A farsi carico di questa benefica trasformazione dello stampato in modelli di vita quotidiana, quel “sottobosco” di artisti, cantastorie, musici, poeti, laureati in discipline umanistiche, delle arti, della musica e dello spettacolo che vivono privi di reddito o con redditi indegni.

Liberare parole
Liberare il giornalismo dalla longa manus del politico di professione, significa liberarlo da quella forma di controllo e ricatto chiamata pubblicità. Il politico che è spesso inserzionista, o comunque intimamente legato all’inserzionista, pratica forme di controllo e censura dei contenuti, imbavagliando l’informazione che vorrebbe restare non asservita. A tal fine bisognerebbe sostenere le nascenti cooperative di giornalisti e di liberi veicolatori della cultura.

Popolare gli spazi
In un contesto in cui la cultura dell’apparenza e dell’immediato domina su quella dell’essenza e della riflessione, bisognerebbe stimolare il cittadino a ri-occupare quei luoghi dove scorre cultura, dove si forma e si fomenta un’opinione non asservita, dove si crea sfera pubblica: biblioteche, musei, pinacoteche, oggi desolatamente vuoti, dovrebbero occupare posti privilegiati nell’agenda degli interventi regionali  volti a garantire l’esistenza di dette strutture  senza farne gravare i costi sulle spalle di cittadini volontari o giovani precari.

In questo quadro, la ricerca e la formazione di alto profilo assumono un ruolo chiave perché diventano il collante tra la cultura ed il mondo del lavoro che renda più solida la interconnessione tra l’attività accademica e la spendibilità della formazione sul territorio. Investire fortemente su ricerca ed alta formazione può rappresentare, per un contesto quale quello calabrese, una importante risorsa di sviluppo e di affrancamento nei confronti delle ormai note pratiche poco trasparenti di occupazione di personale nel fragile tessuto lavorativo locale.

Inutile ignorare che le iscrizioni ai vari corsi di Laurea nelle Università Calabresi, come più in generale in quelle Italiane, stanno diminuendo in maniera preoccupante, effetto non soltanto dell’aumento delle tasse universitarie ma, e principalmente, di un generale e diffuso senso di inutilità nei confronti del conseguimento di un titolo di studi superiore. In altre parole, si è perso il senso dell’importanza di cultura e formazione universitaria, nella convinzione sempre crescente che proseguire gli studi non sia un vero e proprio investimento e strumento di crescita individuale e collettiva.

Si possono individuare alcuni nodi nevralgici di azioni rivolte a ridare vigore alla formazione universitaria affinché essa produca benefiche ricadute nel campo della vita sociale ed economica.

Partendo dal progetto delle Lauree triennali, creare dei percorsi che possano essere concertati con un certo numero di imprese locali (pubbliche e private), creando corsi di Laurea agganciati ad esperienze sul campo. Si potrebbe introdurre un sistema di prestiti mirati (o incentivazioni alle aziende accoglienti) per chi si iscrive all’Università sulla base delle conoscenze efficaci degli sbocchi professionali. Soprattutto per le piccole aziende presenti nel territorio, conoscere, seguire e sviluppare le innovazioni metodologiche e tecnologiche provenienti dalle Università può diventare una spinta propulsiva nella direzione di crescita produttiva.

Alzare la qualità della didattica nelle Università equivale ad elevare il livello della ricerca sia di base che applicata. Come? Investendo giudiziosamente i fondi resi disponibili dalla Commissione Europea al fine di perseguire una “Strategia Regionale per l’Innovazione” per orientare la ricerca verso fabbisogni reali. In tal modo si favoriranno i processi di trasferimento tecnologico e la competitività delle imprese, attraverso il finanziamento di progetti di Ricerca di piccola e media entità. Una siffatta strategia va sostanziata e rafforzata, resa più fruibile in termini di apparati amministrativi e burocratici.

La Regione che vogliamo, pur in un periodo di tagli del bilancio operati dal governo centrale, deve trovare gli strumenti, anche nell’ambito di finanziamenti europei, per sostenere contratti a ricercatori precari che abbiano interesse ad accedere alla carriera universitaria. Questi finanziamenti dovrebbe servire anche ad aiutare e assorbire i ricercatori che vivono da tempo condizioni di precariato pur operando con continuità e che non godono di alcuna forma di tutela.

Uno sforzo rilevante va indirizzato alle scuole di ogni ordine e grado, per ridare dignità e valore alla formazione e al ruolo degli insegnanti, puntando a realizzare servizi su standard di qualità europea. Occorre promuovere e finanziare attività culturali ed educative nelle scuole, onde favorire la conoscenza e lo studio della storia, delle culture e delle identità meridionali; valorizzare le minoranze come parti significative del patrimonio culturale; sperimentare una nuova cultura di convivenza civile fra uomini e donne in cui il rapporto tra i sessi possa essere sempre più segnato dal rispetto reciproco anche attraverso la conoscenza della cultura e della storia delle donne.

La nostra comunità è intellettualmente sempre più povera, sempre più priva degli strumenti (di conoscenza) necessari per godere dei diritti della piena cittadinanza. Non si può immaginare un rinnovamento se non si parte dalla conoscenza: conoscenza storica, sociale, geografica, ambientale. Una conoscenza che deve iniziare fin dalla scuola primaria per coinvolgere tutto il territorio affinché diventi patrimonio comune da cui partire per programmare il futuro ai fini di un autonomo sviluppo economico e sociale.

Occorre affermare la consapevolezza che in Calabria la Cultura può rappresentare un’incredibile opportunità per creare lavoro, ovvero che “con la cultura si può mangiare” e in tutta onestà.

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