Pillole

PILLOLA DI PROGRAMMA: 7 – LAVORO – parte quarta

RETE DI PMI E LOGISTICA

La Calabria è la regione meno industrializzata d’Italia. Meno del 20% del PIL regionale viene dalla produzione industriale. Non abbiamo bisogno di industrie pesanti, ma dobbiamo favorire l’insediamento di piccole e medie industrie, particolarmente nel settore dell’agrifood e della trasformazione di prodotti agricoli così come in settori innovativi ad alta tecnologia ed innovazione.

Vanno promosse e sostenute concretamente pratiche di commercio equo-solidale, di consumo a km 0, l’industria legata al territorio (come quella agro-alimentare), le attività produttive di qualità e improntate a valori etici, al rispetto della persona e dell’ambiente.

Le imprese sane ed eccellenti non mancano. A volte si tratta di esperienze straordinarie emergenti grazie alla caparbietà e alla capacità di singoli imprenditori, pur in un ambiente ostile (burocrazia, ‘ndrangheta, assenza istituzionale, ecc.).  Esse vanno sostenute nei fatti e valorizzate anche come buone pratiche da moltiplicare. Vanno protette come beni culturali preziosi, aiutate nell’affrontare le situazioni critiche. Pensiamo anche alle imprese sotto il tiro della criminalità che dovrebbero vivere e crescere in serenità, affiancate e tutelate dalle forze dell’ordine, ma soprattutto da comunità locali vigili e coese, sindaci e amministrazioni comunali schierati. Ma anche alle imprese vessate da pratiche creditizie cattive. La Calabria ha il più basso tasso di bancarizzazione in Italia e il mercato del credito è in massima parte controllato dall’esterno della Regione. Non sono che otto ormai le Banche di Credito Cooperative con sede amministrativa all’interno della Regione. Non è dunque un caso che le aziende calabresi paghino i più alti tassi di interesse in Italia. Bisogna intensificare le agevolazioni regionali al finanziamento delle imprese. Inoltre, poiché secondo la CGIA di Mestre la Calabria è una delle regioni a più alto rischio di usura occorre osta sostenere e incentivare la formazione di associazioni antiusura.

Le imprese calabresi non chiedono incentivi finanziari, piuttosto sburocratizzazione delle procedure amministrative, delle pastoie della pubblica amministrazione, velocizzazione e certezza sui tempi delle procedure.

Occorre porre fine al vergognoso stallo del CORAP; i vecchi consorzi ASI erano accusati di inefficienza, ma in questi anni la situazione è peggiorata drasticamente al punto da poter parlare ormai di fallimento di un importante ente strumentale della Regione. Qualcuno dovrà essere chiamato a rispondere di questa grave situazione, ma occorre anche rilanciare l’azione di gestione degli investimenti d’impresa.

E’ necessario riattivare percorsi virtuosi anche nel campo dell’edilizia; senza estendere ancora il consumo del suolo e la cementificazione selvaggia che hanno devastato il territorio nel passato. Vi è un consistente patrimonio edilizio, pubblico e privato, che necessita di manutenzione, restauro conservativo, messa a norma, riqualificazione. Un patrimonio che può dare respiro ad un settore economico in crisi, generando nuove opportunità di vita per fasce rilevanti di popolazione come i giovani, i migranti, i turisti.  In questo contesto si può collocare un Piano Casa per cittadini calabresi e migranti, possibile alla luce del fatto che in Calabria un alloggio su quattro non è abitato: garantire il diritto alla casa, peraltro, è il punto di partenza imprescindibile per qualsivoglia politica di welfare, senza la tutela del diritto all’abitare non si può costruire un piano del lavoro concreto. Ci sono best practices in tutta Europa cui ci si può ispirare.

Una componente di attività da non trascurare è quella della logistica, ovvero un insieme di attività connesse alla gestione e manipolazione delle merci sia all’interno della regione, che in transito attraverso di essa. In questo contesto occorre valorizzare e integrare efficacemente i nodi e le reti di trasporto. Tra le azioni primarie si segnalano la dotazione dei porti di idonei equipaggiamenti ed infrastrutture, il pieno sviluppo del porto di Gioia Tauro e la creazione dell’interporto in adiacenza, la nascita di autoporti in siti strategici al fine di evitare la circolazione di mezzi pesanti sulle infrastrutture minori, l’attuazione della ZES, la creazione di una rete integrata di servizi per aree produttive in un’ottica di sinergia, la piena operatività di una fiera dell’agrifood euromediterranea nell’area di Gioia Tauro, la valorizzazione del sistema portuale regionale come sistema integrato di approdi per l’accoglienza, la lavorazione e lo smistamento dei traffici merci intercontinentali, via mare e per ferrovia, con adeguati investimenti in particolare sull’itinerario ionico-adriatico.

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