Pillole

PILLOLA DI PROGRAMMA: 7 – LAVORO – parte sesta

MISURE DI SOSTEGNO PER L’INSERIMENTO DEI GIOVANI E PER IL RITORNO DI QUELLI  MIGRATI E INVESTIMENTI PER SERVIZI ALLA COMUNITÀ – INVESTIMENTI PER SERVIZI ALLA COMUNITÀ

Vi sono settori, particolarmente nel campo sei servizi pubblici, sui quali occorre necessariamente tornare a creare opportunità occupazionali.

Non certo quello della burocrazia regionale super-gonfiata da pratiche clientelari nel corso degli ultimi decenni che ha prodotto peraltro mostri incapaci di rispondere alle esigenze della comunità. Si pensi alla struttura amministrativa regionale, al settore della formazione regionale (impiegati a perdere e assolutamente improduttivi, alle ex Aree di Sviluppo Industriale che non producono alcunché da troppo tempo.

La Regione invece appare sottodotata in altri settori quali la sanità (mancano dottori e infermieri), i trasporti pubblici (solo nel comparto ferroviario essa ha perso 15 mila posti di lavoro negli ultimi 30 anni, la scuola pubblica, i servizi postali (smantellati centinaia di uffici, penalizzando in particolare i centri minori delle aree interne), i servizi assistenziali e di cura a domicilio.

Occorre procedere ad un riequilibrio intersettoriale, ma anche ad un recupero di opportunità occupazionali attraverso risorse da rivendicare attraverso un confronto serrato con Governo e Grandi Enti Pubblici. 

Non si tratta di dar vita a nuove nefaste pratiche di lavoro assistito o precari mortificati LSU/LPU, alle quali anzi bisogna porre fine una volta per tutte, ma di assumere una dotazione standard di personale in modo da rendere servizi e efficaci alla comunità.

Una opportuna analisi attraverso indicatori statistici comparati potrà indirizzare opportunamente al disegno di un quadro ordinato e chiaro di aspettative e priorità

Occorre fermare l’emorragia demografica che sta investendo la Calabria, in particolare l’esodo dei giovani calabresi. Le misure indicate nei punti precedenti possono essere significative per attivare nuove opportunità occupazionali, ma richiedono anche tempo. In via transitoria sarebbe auspicabile offrire ai giovani che non riescono ad avere accesso nel mercato del lavoro, un Percorso Opportunità, ovvero un sostegno tecnico-procedurale per l’accesso agevolato al finanziamento regionale, e un reddito minimo di sussistenza a termine (3 anni) finalizzato alla creazione di iniziative imprenditoriali autonome. Tale misura di opportunità può essere utile anche al fine di debellare le logiche clientelari, le pratiche illegali di accesso al lavoro, garantendo livelli salariali equi e soddisfacenti.

Tale opportunità potrebbe essere estesa anche a fasce di cittadini, donne in particolare, che non sono mai entrate pienamente nel mondo del lavoro, lavorando in modo discontinuo, precario, in nero.

Aspetto che dovrebbe essere esteso anche a lavoratori che hanno perso il lavoro e hanno oggettive difficoltà a trovare una nuova occupazione.

Una specifica azione sarà orientata a facilitare il ritorno dei calabresi. In particolare giovani che hanno acquisito esperienza e know how in settori strategici quali la ricerca scientifica, l’innovazione tecnologica, la gestione di impresa, le buone pratiche a vantaggio del bene comune. Si  creerà rete tendente a mettere in relazione diretta emigrati finanziatori, ormai da tempo all’estero o in altre regioni, che vogliono sostenere lo sviluppo della terra di origine ed emigrati interessati a ritornare che potrebbero fruire dei finanziamenti stessi.  Occorre privilegiare oculate misure di sostegno e di inserimento attraverso forme di occupazione stabile. Un percorso privilegiato dovrebbe essere indirizzato al ritorno dei cervelli, offrendo loro spazi di alta formazione, laboratori e risorse per svolgere le loro ricerche in Calabria. Un esperto di ingegneria biomedica di spessore internazionale, ad esempio, potrebbe ripagare l’investimento in modo esponenziale ed in tempi brevi attraverso la creazione di un centro di ricerca di eccellenza, coinvolgendo decine di giovani e contribuendo alla crescita dell’intero sistema di formazione, ricerca e sviluppo regionale.

Vi sono settori, particolarmente nel campo sei servizi pubblici, sui quali occorre necessariamente tornare a creare opportunità occupazionali.

Non certo quello della burocrazia regionale super-gonfiata da pratiche clientelari nel corso degli ultimi decenni che ha prodotto peraltro mostri incapaci di rispondere alle esigenze della comunità. Si pensi alla struttura amministrativa regionale, al settore della formazione regionale (impiegati a perdere e assolutamente improduttivi, alle ex Aree di Sviluppo Industriale che non producono alcunché da troppo tempo.

La Regione invece appare sottodotata in altri settori quali la sanità (mancano dottori e infermieri), i trasporti pubblici (solo nel comparto ferroviario essa ha perso 15 mila posti di lavoro negli ultimi 30 anni, la scuola pubblica, i servizi postali (smantellati centinaia di uffici, penalizzando in particolare i centri minori delle aree interne), i servizi assistenziali e di cura a domicilio.

Occorre procedere ad un riequilibrio intersettoriale, ma anche ad un recupero di opportunità occupazionali attraverso risorse da rivendicare attraverso un confronto serrato con Governo e Grandi Enti Pubblici. 

Non si tratta di dar vita a nuove nefaste pratiche di lavoro assistito o precari mortificati LSU/LPU, alle quali anzi bisogna porre fine una volta per tutte, ma di assumere una dotazione standard di personale in modo da rendere servizi e efficaci alla comunità.

Una opportuna analisi attraverso indicatori statistici comparati potrà indirizzare opportunamente al disegno di un quadro ordinato e chiaro di aspettative e priorità.

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