Pillole

PILLOLA DI PROGRAMMA: 7 – LAVORO – parte terza

RICERCA E INNOVAZIONE

In Calabria esistono presenze e segni positivi di straordinaria importanza, aziende capaci di esportare prodotti e servizi all’estero, università che esprimono livelli di qualità internazionale, esempi di comportamenti pubblici virtuosi, competenze e conoscenze di primo livello e politiche di accoglienza che soltanto qui sono state capaci di realizzarsi.

Uno di questi casi “fortunati” è legato all’innovazione (tecnologica e non solo) che negli ultimi anni ha avuto uno sviluppo che va valorizzato. Infatti, nella capacità di produrre innovazione la Calabria non è una regione in ritardo. Anzi, in diverse aree dell’innovazione ha posizioni di vertice in Italia. I dati degli ultimi anni indicano una significativa presenza di start up innovative (circa 150) con una tendenza all’incremento. Al contrario di quello che viene raccontato troppo spesso, vi sono in Calabria tanti giovani che hanno scommesso sulle loro competenze e sulla loro voglia di cambiare i luoghi comuni che tormentano la nostra terra.

È necessario sostenere questo ecosistema, consolidarlo, in una regione che ha un deficit di innovazione insieme con un forte bisogno di valorizzare i propri talenti che rappresentano la grande ricchezza di un territorio difficile e che, troppo spesso, sono costretti ad andar via per realizzarsi, arricchendo così regioni già ricche e privando la Calabria del loro preziosissimo contributo. Questo è un lavoro di lunga durata, ma va svolto in una nuova sinergia tra università, enti pubblici, Regione e associazioni industriali.

Purtroppo il dato sulle start up innovative non è uniforme sulle diverse aree del territorio calabrese e la provincia di Cosenza, anche grazie all’Università della Calabria, ospita quasi il 50% di giovani imprese. Questo dato dovrebbe e potrebbe essere riequilibrato se, oltre a continuare a sostenere la creazione di imprese innovative laddove sono ben presenti, si avviassero politiche regionali per stimolare e incrementare la crescita di start up nei territori a maggior ritardo e anche nei piccoli centri calabresi, dove il vento dell’innovazione stenta a farsi sentire.

L’innovazione è un processo che corre molto velocemente, la sua rapidità va colta e gestita con cura. I tempi delle start up spesso non vanno d’accordo con i tempi lunghi della Pubblica Amministrazione, con le politiche che sacrificano il merito invece di valorizzarlo. Per stimolare l’innovazione, aiutarla e sostenerla, occorre creare processi di sostegno rapidi, leggeri.

Il dato regionale positivo sulle imprese innovative è frutto del lavoro di molti, a partire dalle università calabresi, dai tanti giovani imprenditori, dalle imprese che sono venute a investire in Calabria, e da alcuni attori pubblici. Tuttavia, è necessario incrementare gli sforzi e le occasioni. La Regione in particolare, deve implementare fino in fondo la strategia dell’innovazione e rafforzarla anche attraverso l’attrazione di big player industriali nei settori tecnologici (ICT, materiali, industria 4.0 e altri). Ma soprattutto, è vitale lavorare con impegno alla realizzazione di un ecosistema diffuso nel territorio di start up e spin off, a piccole e micro imprese a fortissimo tasso di innovazione. In questo senso, la rete a banda larga e ultra larga fortunatamente disponibile in Calabria deve essere sfruttata utilmente in tutto il territorio regionale per riempirla di dati, di applicazioni, di servizi. In una parola, di conoscenza.

È auspicabile e, per certi aspetti indispensabile, che si lavori a un programma regionale per portare l’innovazione e la voglia di fare impresa dei giovani su tutto il territorio calabrese. La Regione Calabria dovrebbe programmare un’iniziativa pervasiva di formazione e di diffusione della conoscenza di innovazione e di fare impresa in tutta la regione per i giovani dai 17 ai 30 anni con lo scopo di diffondere la cultura e la pratica delle start up innovative stimolando i giovani a creare micro imprese innovative in ogni piccolo o grande centro della regione, esportando il modello dalle università e dai loro incubatori verso tutto il territorio. Un programma che serva a creare qualche centinaio di start up laddove l’innovazione sociale e tecnologica potrebbe cambiare i destini anche dei piccoli centri a rischio di spopolamento.

Non bisogna aver paura di investire soldi pubblici in questo settore, come non bisogna aver paura di aiutare i giovani a creare piccole aziende che dopo qualche anno potrebbero anche fallire. È questa una semina molto importante per un territorio come quello calabrese. Una semina che potrebbe essere fondata su programma di finanziamenti diffusi. Un programma che sappia tenere lontani i soliti “prenditori”, ma sia potenzialmente capace di creare start up in tutto il territorio calabrese per averne anche soltanto alcune decine dopo cinque anni, alcune decine che certamente saranno tra le imprese calabresi del futuro. È infatti sulle scelte strategiche fatte oggi su temi come questo che si determinerà il futuro di una regione e dei suoi giovani.

Una attenzione particolare merita anche la deprecarizzazione della ricerca, in particolare nelle università. Sono ormai centinaia i ricercatori e i precari della ricerca che operano nell’ombra senza tutela e senza garanzie; pur svolgendo un ruolo di fondamentale importanza, essi hanno sacrificato la propria vita lavorativa al servizio della comunità ed hanno magari rinunciato coraggiosamente alle prospettive della migrazione intellettuale (fuga dei cervelli). Occorre pensare alla loro integrazione nel tessuto occupazionale, ponendo fine a questa insana pratica di lavoro nero.

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