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Salvini e Aristotele

Tutti i proclami di Salvini non possono, secondo logica, essere ricondotti sotto la fattispecie del sillogismo. Le sue promesse non sono foriere di conseguenti risultati, perché questo presuppone un ragionamento da cui egli, furbescamente, fugge. Tutto è slogans: l’immigrato, il mini BOT, il papà di sessanta milioni di figli, il rimpatrio di seicentomila immigrati, le accise sui carburanti, l’invocazione di cuori immacolati, crocifissi e rosari. Tutte queste invereconde sceneggiate non hanno alcuna ricaduta verificabile sulle condizioni di vita dei suoi sostenitori e, tuttavia, esse rispondono nell’immediato a quel bisogno di sicurezza dei diseredati abbandonati, naufraghi, nel mare magnum dei mercati senza regole. Un suffragio così ampio a quella effimera promessa di protezione, immediato, umorale, non richiede lo sforzo di alcun ragionamento, di alcuna valutazione su affermazioni assertive e rassicuranti. Solo fede.

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