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Settembre andiamo…è tempo di migrare

di Anna Leone

Sette mesi, duecento giorni circa. Tanto bisogna aspettare ogni anno per rivedere i figli.

Avrò sorrisi e ricette da rispolverare, sole e mare da godere, tempo e amore da spendere.

Chi avrà voglia, nei momenti dell’abbraccio, di pensare ad altro?

Al disagio morale e fisico a cui questo Paese, da tempo, mi costringe?

Finché il “mio” ministro, già capitano, trascorre le sue ferie “perenni” maturate nell’odio e nel fancazzismo in spregio alla dignità del ruolo e dell’uomo, io dovrò accontentarmi di quindici dei giorni dei duecento circa di attesa.

E dovrò farlo al meglio!

Cosa volete che me ne importi se il partito del capitano e quello del suo soldato semplice stiano architettando un piano perché i miei duecento circa giorni d’attesa dividano ancor di più le distanze ancorché ciò includa mia nipote?

Cosa volete che me importi se la mia terra i figli continui a perderli, se alcuni dei loro padri per sentirsi meglio nel peggior destino che ad un Paese possa capitare, scelgano di schierarsi con chi li governa dalla spiaggia e si trastulla tra donnine e cibo esibendo la sua pancia piena in faccia alla miseria?

Sette mesi, duecento giorni circa di attesa. Mi godrò a pieno il tempo concesso, perché l’amore è questo. Per il resto ci penserà il sole, il mare, le spiagge.

Il cuore di una terra che ferisce ma non tradisce mai. Buone ferie a tutti. Tranne che ai farabutti.

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